La terza dimensione della soggettività - The Dilemma of the Subject

Lo sguardo di Cassandra
Autore articolo
Bernard
Lonergan
Luca Sinibaldi

Il breve inedito che qui presentiamo è di Bernard Lonergan (1904-1984), teologo, filosofo, economista contemporaneo, personaggio poco conosciuto in ambienti laici ma assai apprezzato nelle università di ispirazione cattolica. Lonergan entra in giovane età nella Compagnia di Gesù (1922) di cui seguirà il lungo e complesso cursus studiorum fino a divenire apprezzato docente della Pontificia Università Gregoriana (1953-1965). Passerà tutti gli anni del dottorato ed i primi anni di docenza, nel complesso ben dieci anni, assorto nello studio del doctor Angelicus (S. Tommaso) che rimarrà una della radici profonde della sua speculazione, ispirata sempre al principio dei “vetera novis augere et perficere” dettato dalla Rerum Novarum di Leone XIII.

La grande sfida del pensiero di Lonergan è in fondo quella di “attualizzare” l’insegnamento di San Tommaso ponendolo a confronto con i grandi dilemmi del pensiero moderno. Per far ciò egli elabora una complessa concezione della soggettività che esporrà per la prima volta in maniera sistematica in Insight la sua opera principale, ma che rimarrà sempre in evoluzione anche negli anni successivi alla pubblicazione di Insight che vedranno nell’autore un maggior approfondimento della tematiche messe in luce dall’esistenzialismo.

Secondo Lonergan nella struttura e nel dinamismo della coscienza vi è la radice della capacità umana di conoscere. L’atto del conoscere coinvolge il soggetto non solo da un punto di vista epistemologico ma anche nel suo vissuto affettivo ed esistenziale. Il processo di presa di coscienza e dunque conoscitivo in senso lato (realismo critico) si articola secondo il canadese in tre livelli. Il primo è quello messo in luce dall’empirismo ed esso ci fa prender coscienza del nostro sentire, percepire, immaginare, parlare e muoverci. Il secondo livello è invece quello messo in luce dall’idealismo è il livello in cui comprendiamo desumiamo i presupposti e le implicazioni di ciò che diciamo e facciamo. Il terzo livello è invece quello in cui entrano in gioco le dimensioni più autentiche della soggettività, ovvero quelle della responsabilità e della scelta. La teoria dei tre livelli della coscienza sembra magistralmente riassunta da questo passo di Method in Theology (1972) una delle ultime opere: “There is the empirical level on which we sense, perceive, immagine, feel, speak, move. There is an intellectual level on which we inquire, come to understand, work out the presuppositions and implications of our expressions. There is the rational level on which we reflect, marshal the evidence, pass judgment on the truth or falsity, certainty or probability, of a statement. There is the responsible level on which we are concerned with ourselves, our own operation, our goals, and so deliberate about possible courses of action, evaluate them, decide, and carry out our decisions" (Toronto, University Press, p. 9).

Naturalmente nel concreto funzionamento della coscienza i tre livelli operano simultaneamente come un fascio di luce che illumina di volta in volta i veri oggetti verso cui la coscienza si intenziona.

Il metodo empirico proprio della scienza moderna spiega magistralmente l’oggetto ma esclude la comprensione dell’interiorità ovvero della struttura e del dinamismo della coscienza, cosa che invece Lonergan si propone di spiegare attraverso il suo realismo critico. L’esercizio completo del realismo critico prevede il passaggio del soggetto attraverso le tre fasi dell’esperienza, dell’intelligenza, e del giudizio brillantemente sintetizzate nella massima lonerganiana: “be attentive, be intelligent, be responsible”. Una genuina oggettività non può essere che il risultato di una soggettività autentica. La responsabilità del soggetto giudicante non può venir sussunta in alcun metodo ma non per questo risponde ai criteri della mera arbitrarietà. La conoscenza, infatti, intesa come continua ricerca è al contempo confronto con la realtà e con la propria interiorità.

Il testo che qui presentiamo, una conferenza a Boston del 1957, è testimonianza di un periodo di transizione nella speculazione del canadese. Prendendo come base quanto già sistematizzato in Insight (1957) Lonergan si dedicherà all’approfondimento della terza dimensione della soggettività, studiando attentamente l’esistenzialismo e le dinamiche affettive retroterra del divenire coscienziale. Ciò che insomma sembra qui espresso in nuce sono i grandi temi che caratterizzeranno la seconda fase, la fase post Insight del pensiero del gesuita canadese.

 

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Traduzione di “The Dilemma of the Subject”
Il dilemma del soggetto

di BERNARD LONERGAN

1. La premessa maggiore del dilemma è se il reale per me è definito come ciò che è dato im­mediatamente o se è l’oggetto conosciuto attraverso il vero tamquam per medium in quo.

La premessa minore è l’evidenza psicologica che senza introspezione, il soggetto non è mai l’oggetto e, anche nell’introspezione, la difficoltà non è risolta ma semplicemente accantonata, perciò il soggetto come soggetto non è mai il soggetto come oggetto.
Quindi, se ciò che è reale per me è dato immediatamente, allora ne consegue l’opposi­zione esistenzialista tra la scienza oggettiva, e dall’altra parte, la reale conoscenza del soggetto non abiettivato. Quindi, l’esclusione della metafisica in tutte le sue accezioni tradizionali; l’invenzione di nuovi tipi di metafisica, per avere a che fare con tutto ciò che riguarda l’uomo.
D’altra parte, se ciò che è reale per me è ciò che è conosciuto attraverso ciò che è vero, allora sono confinato in un universo d’oggetti; il soggetto è per me inaccessibile, e poi­ché il soggetto è inaccessibile, rimango vittima di orizzonti perscrutabili incapace di prendere posizione nel dibattito filosofico attuale, capace di una completa apertura di orizzonte solo per accidens e non filosoficamente.

2. Soggetto: diversi significati in diversi contesti.

Soggetto grammaticale: una parola od una frase che adempie ad una specifica funzione nella preposizione
Soggetto Logico: qualsiasi cosa ammetta un predicato, per esempio; il rosso è un colore
Soggetto scientifico: soggetto, costume, oggetto, atto.
Soggetto psicologico: il soggetto umano conscio.

3. Conscio: detto di soggetti, atti, processi.

Soggetti: egli fu trovato non cosciente, dormire senza sogni, sognare azioni waki: la crescita della barba, il metabolismo delle cellule, per esempio i processi del vedere del soffrire: la circolazione del sangue, la digestione del cibo (non nel malfunzionamento), per esempio domandare per capire, riflettere per giudicare, deliberare per decidere, deci­dere per intraprendere un corso d’azioni

4. L’Oggetto: il motivo, il risultato, il fine di un atto conscio.

Motivo: il colore stimola la vista, fantasie illuminate stimolano i prodotti dell’intelli­genza, immaginare produce immagini, il comprendere produce concetti e: ens verum bonum; ciò che è biologico termina
Su cosa l’atto conscio si concentri, porti con sé, si diriga

5. L’ambiguità della percezione, della presenza

Vedo i colori, ma non vedo il vedere, non vedo me stesso guardare.
Osservo i colori, i colori sono (sono stati) presenti a me, ma non presenti a me come assente ma come presente. In quanto i colori si presentano a qualcuno che sia vigile, c’è la consapevolezza dell’atto diretto del vedere; non vedo inconsciamente, ma potrei os­servare inavvertitamente, distrattamente, senza far caso a ciò che è conosciuto e tuttavia vedo.
La coscienza non è materia di un’attività riflessa, dell’introspezione; è la possibilità del­l’attività riflessa di avere qualcosa su cui tornare, dell’introspezione di avere qualcosa da esaminare.
La coscienza è proprietà, qualità di un certo tipo di atti: sensoriali ed intellettuali, cogni­tivi e appetitivi.
La coscienza accompagna sempre sia gli stati di sonno che quelli di veglia. La focalizza­zione dell’attenzione su ciò che compone il conscio in questi stati è fenomeno secondario che sarebbe poco significativo e senza scopo se non vi fosse il fenomeno primario.
La coscienza di Cristo.
Presenza, percezione, ambiguità
Presenza dell’oggetto al soggetto e, allo stesso tempo però in un senso diverso, presenza del soggetto sugli oggetti che gli si presentano.
L’oggetto è presente come compreso.
Il soggetto è presente come comprendente.
L’oggetto è ciò che è percepito, ciò che si vede, sente, desidera, teme, indaga, compren­de, concepisce.
Soggetto è chi percepisce, e non si può percepire ed essere non consci, così come non si può vedere ed essere non coscienti.
Ma essere percipienti è assai differente da “essere ciò che si percepisce”.
In quanto nel flusso primario di coscienza a) il soggetto non è nulla senza oggetto b) il soggetto non è mai l’oggetto. Tra soggetto e oggetto c’è una spaccatura, un’opposizione radicale.
Nell’atto infinito, il soggetto, l’atto, l’oggetto primo coincidono, nell’atto finito, l’atto e l’oggetto differiscono, l’azione è ostacolata da qualcosa, da ciò sui cui si intenziona.