Conversations with M. Thiers, M. Guizot and other distingueshed persons

Dell'Italia. Numero speciale per il 150° dell'Unità d'Italia
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William Senior
Nassau
Nassau William Senior

 

Thiers, Guizot  e l’impresa dei Mille (agosto 1860)

 

Queste che pubblichiamo per la prima volta in italiano sono le considerazioni sugli ultimi sviluppi del processo di unificazione italiana, svolte nell’estate 1860 da due testimoni d’eccezione come gli statisti francesi Auguste Thiers e François Guizot.

A raccogliere queste confidenze un altro personaggio di livello, l’economista e uomo politico inglese Nassau William Senior (1790-1864). Docente di economia politica a Oxford, amico di Tocqueville (con cui resta un interessante carteggio, anch’esso inedito in italiano), durante i suoi frequenti  viaggi e soggiorni in Europa, Nassau era uso raccogliere valutazioni e commenti di “distinguished persons”, di cui poi la figlia avrebbe curato la pubblicazione.

È il caso dei due volumi, apparsi a Londra nel 1878, da cui traiamo le testimonianze che ci interessano. Riguardano un passaggio cruciale del nostro Risorgimento. Siamo nella seconda metà di agosto del 1860, l’impresa dei Mille era in pieno corso, liberata ormai la Sicilia, il 19 agosto Garibaldi era sbarcato in Calabria e procedeva rapidamente verso Napoli: Thiers inizia da qui, dalla liberazione della capitale campana. Garibaldi avrebbe dovuto consolidare il “nuovo governo costituzionale di Napoli”, non puntare su Roma, perché la Francia avrebbe senz’altro reagito. I giudizi sui protagonisti italiani sono severi, soprattutto su Cavour, del quale i francesi evidentemente temevano approfittasse dei successi di Garibaldi per forzare la mano su Roma.

Quanto a Guizot da una parte profetava un po’ apoditticamente: “L’Italia non sarà mai realmente unita”, dall’altra si confermava un liberale anti-democratico ed elitista, polemizzando con l’Inghilterra che aveva acconsentito ai plebisciti a “suffragio universale” che avevano accorpato il “centro-Italia” liberato al Piemonte sabaudo.

Il lettore vedrà da sé l’interesse complessivo di queste testimonianze, che, se anche brevi, pure sono molto intense e sincere, schizzando alcuni tratti illuminanti dei giudizi d’Oltralpe sulla prospettiva di un nuovo Stato italiano unito e coeso [Fabio Vander].

 

Discorso sulle sorti dell’Italia. fra Nassau William Senior, Auguste Thiers e François Guizot*

 

Domenica 26 agosto 1860

Thiers

I nemici dell’Italia non sono Francesco Giuseppe o Francesco II, ma Mazzini, Garibaldi e Cavour. Il primo è matto, il secondo presuntuoso, il terzo debole. Garibaldi potrebbe sperare in un regno dell’Italia Unita. Mazzini vorrebbe avere dodici democrazie, ciascuna governata o non governata dalla sua propria ‘banda’. Cavour è trasportato dallo stesso torrente che ha lasciato scorrere. Ha forse molto senso credere che tre città con la storia di Roma, Venezia e Firenze si sottomettano a divenire soggetti di un regno Piemontese; egli conosce troppo bene il modo di sentire del mondo cattolico per supporre che esso lasci divenire il papa un fuggitivo; egli conosce troppo bene la forza del quadrilatero di Venezia per credere che Garibaldi possa conquistare Venezia.

Senior

Ho sentito che Bouet non stima così alta la potenza di Venezia.

Thiers

Questo è un errore. Bouet è un mio intimo amico. Ho discusso con lui molto di quest’argomento. Egli crede che Venezia sia imbattibile via terra, attraverso il mare è protetta dalla lunga striscia del Litorale, che ha solo tre varchi, stretti, poco profondi e ben fortificati. Bouet con enormi mezzi e un completo controllo del mare, ritiene il successo assai incerto, ed è uno degli uomini più audaci che io conosca. È assurdo supporre che Garibaldi senza alcun mezzo eccetto quelli che sarà capace di conquistare possa prender possesso della flotta napoletana, e possa aver successo lì dove anche la Francia rischiava di fallire. So che solo due giorni fa l’imperatore ha garantito a Metternich che se Garibaldi da solo o insieme al Piemonte avesse attaccato l’Austria, gli avrebbe lasciati al proprio destino. Non penso che egli permetta che la Lombardia torni all’Austria, cosa che  significherebbe un abbandono completo del programma di Genova; ma accoglierebbe con piacere il ritorno della Toscana, Modena e Parma agli antichi sovrani, in effetti il compimento del Trattato di Villa Franca. Sono anche a conoscenza del fatto che la guarnigione francese a Roma è stata rinforzata. Conquistare Napoli è il massimo che sarà consentito a Garibaldi. Se egli è un vero patriota italiano, deve realmente sperare in un buon governo del popolo italiano, sarà dunque soddisfatto con la libertà della Sicilia, e lascerà che il nuovo governo costituzionale di Napoli si consolidi. L’Austria non tenterà di interferire. I napoletani si sono dimostrati ansiosi di libertà, senza lo straniero che gli abbatta, e con la Sicilia ad assisterli, si preserveranno. Non incolpo Mazzini, non incolpo Garibaldi; ma incolpo aspramente Cavour se, per l’egoistico proposito di mantenere il proprio

potere e la propria popolarità, lascerà che Garibaldi e Mazzini distruggano l’unica possibilità di un governo costituzionale che il sud d’Italia abbia mai avuto o auspicabilmente ha.

 

Mercoledì 29 agosto

Senior

Ho avuto un colloquio con Guizot in un parco fuori città. Mi ha domandato se avessi visto Thiers e quale fosse la sua opinione. Glielo spiegata.

Guizot

Sono d’accordo con Thiers sul fatto che Luigi Napoleone ora vuole la pace; ma non penso che disdegnerà la guerra se pensasse, come ha fatto quando cominciò la guerra con la Russia e con l’Austria, che le possibilità di vittoria siano chiaramente in suo favore. Ha per certo fatto alcune offerte al principe reggente di Prussia che dovrebbe capitanare la guerra con te. Forse non si è dispiaciuto che esse siano state rifiutate e che deve ammettere con se stesso e con noi che una guerra Continentale era impossibile, e che ciò non ha niente a che vedere con il fatto di rallegrarsi per la pace. Ho sentito che la sua visita a Baden è stato un fallimento, sia socialmente che politicamente, che i sovrani lo hanno trovato insipido e poco interessante. Ciò non mi stupisce. L’ho visto raramente, ma in un’occasione ha passato con me un po’ più di tempo. Non mi è sembrato né intenso né creativo, con poche idee acquisite e incapace di generarne alcuna. Le sue maniere quasi eccessivamente eleganti; semplice e gentile, e alquanto dignitoso.

La mia opinione è differente da quella di Thiers anche per quello che concerne i Savoia. Credo che Luigi Napoleone non intenda in alcun modo lasciar libero Vittorio Emanuele dagli accordi fatti a Plombières nel 1858 che prevedevano la Savoia in cambio della Lombardia. In effetti egli non può far alcunché in maniera franca e diretta. Se l’accordo fosse stato dichiarato all’inizio della guerra, o se almeno non fosse stato rinnegato, l’Europa l’avrebbe accolto più facilmente. Per sé la cosa è positiva; ci concede una frontiera che ci separa completamente dall’Italia e ci preserva dall’avere alcuna pretesa di interferire negli affari della Penisola.

L’Italia non sarà mai realmente unita. Se Garibaldi attacca Venezia la cosiddetta “causa italiana” è persa. Egli sarà sconfitto, i vecchi sovrani saranno restaurati e l’Austria recupererà la sua influenza. Se Garibaldi non attacca l’Austria, e l’Italia è lasciata a se stessa, cadrà in pezzi. So quanto è difficile fare un nuovo Re, in quanto ho collaborato a farne uno. È tuttavia dieci volte più difficile costituire un nuovo regno. Tutta l’Europa ha provato a fare dell’Olanda un nuovo regno. Tutte le circostanze erano a favore, un’origine comune, una popolazione ricca e istruita, la contiguità e gli interessi comuni, tuttavia in soli 50 anni si è divisa. La configurazione dell’Italia si oppone all’unità.

Non posso scusare Palmerston e Lord John Russell per aver permesso che si decidesse tramite il suffragio universale quali dovessero essere le relazioni tra gli Stati del centro Italia. Il suffragio universale diretto è uno dei lasciti più biricchini del 1848. Anche nei tempi più selvaggi della nostra prima rivoluzione non fu mai impiegato. Se una nazione deve scegliere della sua sovranità, sicuramente la decisione dovrebbe restare pertinenza delle sue classi più educate. Il ritorno dei Duchi con delle costituzioni, se necessario garantite da Inghilterra e Francia e l’imposizione di una riforma nel Papato è stata l’unica soluzione profittevole della questione italiana. La vera saggezza quasi sempre utilizza compromessi e mezze misure. Le rivoluzioni sono inesorabilmente logiche, e le politiche di Palmerston ritenute conservatrici in patria sono rivoluzionarie all’estero.

[Traduzione dall'Inglese di Luca Sinibaldi]