Uno, nessuno e centomila. Voci da una messinscena

Autore libro

Laura De Strobel

Casa editrice

Biblink Editore

Città

Roma

Pagine

277

L’esperienza del teatro, questo è l’ogget- to su cui riflette il libro di Laura de Strobel. A dispetto del titolo che richiama immedia- tamente la celeberrima opera di Pirandel- lo, scorrendo le pagine del libro ci si rende immediatamente conto di come il romanzo del grande scrittore-drammaturgo siciliano sia un pretesto efficace per immergersi in un universo teatrale solitamente sconosciuto agli occhi dello spettatore. Laura de Stro- bel racconta infatti il processo creativo che ha portato alla realizzazione dello spettaco- lo Uno nessuno e centomila per la regia di Marco Mattolini e l’adattamento di Giuseppe Manfridi, andato in scena per la prima volta al Festival di Taormina del 1995. L’autrice del libro ripercorre questa esperienza attra- verso una serie di interviste ai protagonisti di quella che può considerarsi una vera e propria avventura teatrale. Questi protagonisti sono: Giuseppe Manfridi, prolifico autore di testi teatrali nonché traduttore e sceneggiatore; Marco Mattolini, regista sia teatrale che te- levisivo con una particolare passione per gli autori contemporanei; Flavio Bucci celebre attore di origini torinesi a cui è stato affidato il ruolo di protagonista; Paolo Bernardi e Lu- cio Gregoretti rispettivamente scenografo e compositore. Il tutto arricchito dagli appunti e dalle considerazioni che la stessa autrice ha prodotto nella sua attività di aiuto alla regia dello spettacolo. Questa esperienza in prima persona è un fondamentale collante perché restituisce non solo la dimensione soggettiva della scrittrice (considerazioni, impressioni, sorprese), ma anche e soprattutto lo sguardo critico ed analitico della studiosa di teatro.
Il lettore può quindi approfittare di que- sta rara occasione: gettare uno sguardo su tutto ciò che avviene prima e dopo lo spet- tacolo, uscire dall’unica interfaccia a cui è abituato (lo spettacolo) e scoprire l’univer- so di dinamiche, relazioni, incontri e scontri che proprio dietro la precisione e la compat- tezza dello spettacolo si nascondono.
Da questo punto di vista il romanzo scelto ha delle possibilità decisamente accattivanti: Uno, nessuno e centomila, è un romanzo che non è mai stato messo in scena, anche per- ché, fino al 1986 i diritti d’autore dell’opera erano della famiglia, che non consentiva nes- suna riduzione teatrale delle opere non scritte per il teatro. Il lavoro degli artisti coinvolti fu quindi puntellato da una difficile quanto ine- vitabile questione: perché Pirandello decise di farne un romanzo e non un opera per il teatro? Questa domanda, che non pretende- va un’impossibile risposta, fu però il motore che spinse l’adattatore ed il regista ad usare il romanzo di Pirandello non come un punto d’arrivo, ma come il punto di partenza del la- voro creativo, del lavoro sull’opera. Il testo divenne quindi uno degli strumenti, sicura- mente di forte influenza, che gli artisti coinvolti usarono per “incontrare” il pubblico. Ecco allora l’adattatore che inizia un viaggio attraverso le “crepe” del romanzo, alla ricerca di quelle dinamiche implicite, di quell’ambiguità fertile di cui si può nutrire la sua creatività teatrale. Un esempio è sicu- ramente il personaggio di Anna Rosa, che scatena la fantasia dell’adattatore proprio grazie al suo carattere sfumato e misterioso che Pirandello le ha ritagliato all’interno del romanzo. La versione integrale dell’adattamento è riproposto in appendice del libro. Adattamento che affronterà quello che può sembrare il paradosso dell’adattamen- to dell’adattamento ovvero il confronto del lavoro dell’adattatore con le esigenze sceniche, con le scelte registiche, con le carat- teristiche dei vari attori. È proprio in questa fase del lavoro che risulta ancora più evi- dente come sia impossibile pensare la crea- tività teatrale in un’ottica lineare del tipo te- sto-adattamento-regia-attori-spettacolo, ma che quest’ottica necessita ineluttabilmente di un modello complesso, in cui l’attività creativa di ogni elemento modifica tutti gli elementi con cui entra in relazione: un’esi- genza attoriale modifica l’adattamento, un’idea scenografica modifica la regia, una scelta musicale può influire su un particola- re monologo dell’attore. È quindi impossi- bile individuare una gerarchia di elementi, ogni ruolo è parte integrante di un sistema. Sistema che troverà ulteriori modificazio- ni di sera in sera, ad ogni incontro con il pubblico. Incontro che alimenta la sua al- chimia non nella sommatoria di ogni specialista ma nel sistema spettacolo che ogni specialista nutre nelle sue relazioni. A mio avviso è proprio nell’attenta e scrupolosa descrizione delle relazioni tra artisti che questo libro trova la sua forza. Relazioni che, come sempre, hanno le loro ricchezze e le loro difficoltà. Grandi artisti che mettono in gioco se stessi, le loro idee, la loro esperienza ed il loro artigianato. Per arriva- re ad un risultato che non si può ridurre alla semplice trasposizione scenica di un gran- dissimo romanzo, ma che è soprattutto arte vivente, incontro, relazioni: teatro.
Gabriele Sofia