Tra storia e futuro. Cento anni di Settimane sociali Dei cattolici italiani

Tra storia e futuro. Cento anni di Settimane sociali Dei cattolici italiani

Autore libro

Ernesto Preziosi

Casa editrice

Editrice AVE

Città

Roma

Pagine

214

Euro

20

Le prossime celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale  appaiono come una ghiotta occasione per il nostro Paese, generalmente poco incline ad approfondire il proprio passato, per rileggere alcune pagine della nostra storia nazionale, anche quelle meno frequentate dalla storiografia.

In tal senso appare di grande pregio l’opera compiuta da Ernesto Preziosi in Tra storia e futuro. Cento anni di Settimane sociali dei cattolici italiani.

Leggendo la storia delle Settimane sociali, infatti, si può ripercorrere agevolmente gran parte della vita del laicato cattolico italiano del secolo scorso. Nate nel 1907 in un clima certo non favorevole ai cattolici in Italia, le Settimane hanno seguito e potremmo dire accompagnato la vita della Chiesa e della società in Italia. Nell’agile ma puntuale ricostruzione di Preziosi vengono messe a fuoco in particolare tre pagine di questa lunga storia: la fase dal 1945 al 1970; il periodo e i motivi della loro lunga interruzione, le ragioni della loro ripresa negli anni novanta.

Naturalmente quella che ci offre l’autore non è sterile cronaca degli avvenimenti ma piuttosto è una ricostruzione attenta ed intelligente del contesto, quello ecclesiale e del clima, quello sociale, nell’ambito dei quali le Settimane hanno avuto luogo.

Il primo affresco che Preziosi ci offre è quello delle origini, della nascita dell’Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici in Italia nel 1881 in un clima spesso ostile ai cattolici e al loro impegno nella società “ingessato” negli angusti limiti segnati dal non expedit. Condizione che, nel 1890, fa definire a Fedele Lampertico l’Opera dei Congressi come “un partito esule dalla vita pubblica, un partito infine di emigranti entro i confini del Regno”.

Pochi anni dopo, nel 1907, “nell’ultima fase dell’intransigentismo che si consuma a cavallo tre il pontificato di Leone XIII e quello di Pio X”, si celebra a Pistoia, in un clima acceso dalla protesta anticlericale, la prima Settimana sociale; siamo all’indomani dello scioglimento dell’Opera dei Congressi (1904) e della pubblicazione dell’Enciclica Il fermo proposito (1905) con la quale Pio X intendeva riorganizzare il movimento cattolico in Italia.

In questa prima fase le Settimane sociali si riuniranno con cadenza annuale fino al 1934, con una interruzione dal 1913 al 1920 a causa del conflitto mondiale, ed affronteranno prevalentemente tematiche riferite ai grandi filoni sociali affrontati dalla Rerum novarum (1891) di Leone XIII.

In particolare nelle settimane celebrate dal 1920 in poi appaiono significati i temi affrontati, ne citiamo alcuni: La produzione nel regime di proprietà (1920); Lo Stato secondo la concezione cristiana (1922); L’Autorità sociale nella dottrina cattolica (1924);  Principi e direttive in ordine ai problemi a all’attività politica (1925); La famiglia cristiana (1926); L’educazione cristiana (1927); La moralità professionale (1934).

Non del tutto condivisibile appare la considerazione di Preziosi “i temi proposti risentono del nuovo atteggiamento dei cattolici verso il regime e della scelta di prescindere da argomenti strettamente sociali. Si parlerà così di temi più interni alla vita della Chiesa….”.

Infatti, oltre al tema Principi e direttive in ordine ai problemi a all’attività politica affrontato nella Settimana del 1925, citato da Preziosi come eccezione alla scelta di trattare tematiche “più interne alla vita della Chiesa”, ci sembra che la scelta di temi riguardanti la famiglia e dell’educazione cristiana affrontati nel 1926 e nel 1927, all’indomani cioè della svolta autoritaria del regime con la  quale si tentava di porre lo Stato al disopra dell’intera struttura sociale avocandogli, tra l’altro, il monopolio dell’educazione delle nuove generazioni, rappresenti di per sé un elemento significativo.

Quando nel 1945 riprendono a celebrarsi le Settimane sociali dopo la fine della seconda guerra mondiale, lo scenario è totalmente mutato e le tematiche risentono naturalmente del rifiorire della vita democratica nel nostro Paese contribuendo non poco a sostanziarla.

Costituzione e costituente, I problemi del lavoro, I problemi della vita rurale, la comunità internazionale, la sicurezza sociale…questi alcuni dei temi affrontati, questo il contributo del mondo cattolico alla  edificazione dell’Italia repubblicana alla quale molti degli esponenti di quel mondo daranno il loro personale contributo assumendo incarichi istituzionali e di governo.

In Tra storia e futuro è ricostruita con estrema precisione anche la fase di “sospensione” delle Settimane sociali (1970 – 1991) e le ragioni che hanno portato alla rinascita di questa iniziativa agli inizi degli anni ’90. Anche questa pagina della storia della  Chiesa e della società italiana sono tratteggiate sinteticamente ma efficacemente da Preziosi, dal passaggio dell’organizzazione delle Settimane alla Conferenza Episcopale Italiana al tramonto del partito unico dei cattolici,  fino alla edizione del centenario (Pistoia- Pisa 2007) dal titolo Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano,importante occasione per rileggere un secolo di studio, di approfondimento ma anche di divulgazione di temi strettamente legati alla vita del Paese. Significativo il tema scelto per festeggiare questa ricorrenza, infatti, come sottolineava Benedetto XVI nel Suo breve messaggio di saluto, “pur essendo già stato affrontato in alcune precedenti edizioni, (1964, 1968, 1993) [ndr] mantiene intatta la sua attualità e anzi è opportuno che sia approfondito e precisato proprio ora, per evitare un uso generico e talvolta improprio del termine «bene comune»”. Proseguendo nel Suo indirizzo di saluto, il Papa ricordava la definizione di bene comune data dal Concilio Ecumenico Vaticano II che ci sembra opportuno qui riportare: “il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro”.

Ecco allora emergere con chiarezza l’attualità di questa iniziativa di studio e di riflessione nata agli inizi del secolo scorso, è ancora dal messaggio pontificio alla Settimana sociale del centenario che cogliamo il senso più profondo di questo appuntamento che proprio quest’anno vive, a Reggio Calabria , la sua XLVI edizione.

“La Chiesa se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale”.

A Ernesto Preziosi occorre riconoscere il merito di aver reso nuovamente viva  una pagina significativa della nostra  storia nazionale.

È una pagina, ci auguriamo, che il laicato cattolico torni presto a scrivere.

[Benedetto Coccia]