Roll away the reel world. James Joyce and cinema

Autore libro

John McCourt

Casa editrice

Cork University Press

Città

ork

Pagine

262

Euro

39

 

Forse non tutti sanno che lo scrittore irlandese James Joyce fu affascinato e influenzato dal nuovo mezzo cinematografico, tanto che decise di aprire un cinema a Dublino nel 1909, forse il primo della città. Riuscì a coinvolgere nel progetto tre uomini d’affari triestini (Giuseppe Caris, Antonio Machnich e Giovanni Rebez), già proprietari di cinema a Trieste e a Bucarest; costoro sostennero Joyce nell’impresa, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo. Il 20 dicembre 1909 il cinema Volta di Dublino poté così aprire con la prima proiezione per il pubblico.

Da questa vicenda prende le mosse il volume collettaneo Roll Away the Reel World. James Joyce and Cinema, il cui titolo gioca sull’omofonia tra “reel” (bobina cinematografica) e “real” (reale). Il libro, nato dall’omonimo convegno svoltosi a Trieste nel 2009 durante il locale Film Festival, è curato da John McCourt, uno tra i maggiori esperti di Joyce.

Nella prima parte del volume la nascita del cinema Volta è illustrata dai saggi di Erik Schneider e Luke McKernan, i quali sottolineano come la programmazione del Volta includesse non solo film drammatici e comici, ma anche documentari e reportage di viaggio. Le pellicole venivano spedite appositamente da Trieste a Dublino, e ciò finirà ben presto per rivelarsi economicamente insostenibile: già nell’aprile 1910 i finanziatori di Joyce decisero di abbandonare l’impresa, vendendo il cinema alla British Cinematograph Theatres, che lo gestirà con profitto fino al 1919 (in seguito il Volta resterà comunque aperto fino al 1948). L’interesse di questa vicenda è legato al fatto che la passione di Joyce per il cinema lo ha indotto a utilizzare nei suoi testi vari effetti di tipo cinematografico. Ad esempio la mente di Bloom, personaggio dell’Ulisse di Joyce, è stata da alcuni critici paragonata a un vero e proprio filmato, il cui “montaggio” evidenzia particolari, dissolvenze, angolature di osservazione e flash-back; il cinema ha poi svolto una decisiva influenza sulla sezione dell’Ulisse intitolata “Circe”, caratterizzata da deformazioni di tempo, spazio, corpi e identità.

Se il cinema ha tratto spesso le sue storie dalla letteratura, è anche vero che l’ha a sua volta influenzata con riferimento soprattutto all’importanza dell’immagine, della simultaneità e della frammentazione. Joyce si rendeva conto dell’importanza e delle grandi potenzialità del nuovo mezzo cinematografico; era inoltre colpito dalla vivida efficacia con cui il cinema documentario è in grado di testimoniare su fatti di attualità. Il cinema sapeva restituire al pubblico del primo Novecento l’immagine delle classi medie, dell’uomo comune, mentre i romanzetti popolari avevano spesso come protagonisti principi o nobili, ben diversi dal lettore medio. Infine, come il cinema spesso racconta vecchie storie in modo nuovo, così l’Ulisse di Joyce racconta l’epopea omerica in maniera radicalmente innovativa.

La seconda parte del volume è dedicata all’influsso esercitato su Joyce dal cinema delle origini. Katherine Mullin si sofferma sull’influenza che i primi film di attualità ebbero sullo scrittore irlandese, mentre Maria Di Battista e Philip Sicker evidenziano i legami fra l’Ulisse e il cinema di Meliès; Carla Marengo Vaglio propone un parallelismo tra le metamorfosi del cinema futurista e quelle presenti nel linguaggio di Joyce; Marco Camerani sostiene che l’attore trasformista Leopoldo Fregoli influenzò alcune caratteristiche di Leopold Bloom, personaggio dell’Ulisse, mentre Cleo Hanaway, in un complesso saggio teorico, fa riferimento anche ad alcune tesi di Merleau-Ponty.

La terza e ultima parte del libro prende in esame alcune riduzioni cinematografiche delle opere di Joyce, nonché le suggestioni esercitate dallo scrittore su vari registi. In particolare, Kevin Barry pone a confronto due versioni cinematografiche del racconto di Joyce The Dead: Viaggio in Italia di Roberto Rossellini e The Dead di John Huston. Il secondo film, con la sua pretesa di fedeltà all’originale letterario, finisce secondo Barry per essere molto meno fedele allo spirito del racconto rispetto al film di Rossellini, che a Joyce è solo liberamente ispirato. Keith Williams si sofferma su alcune versioni cinematografiche dell’Ulisse, mentre Jesse Meyers sottolinea come parecchi registi del cinema contemporaneo facciano spesso riferimento, diretto o indiretto, ai testi di Joyce. Insomma, il cinema che originariamente influenzò Joyce è adesso influenzato da lui. E la simpatica copertina del libro mostra, come in un gioco di specchi, una foto (vera) di Marylin Monroe che legge l’Ulisse, mentre Joyce (e questo è invece un fotomontaggio) la guarda incuriosito.