La troika sull'Acropoli

Autore libro

Francesco Anghelone

Casa editrice

Bordeaux

Città

Roma

Pagine

130

Francesco Anghelone, autore del libro La troika sull'Acropoli per le edizioni Bordeaux si occupa ormai da anni delle vicende storiche legate alla Grecia e alla Turchia in relazione alla questione di Cipro nel Novecento. La sensibilità dello storico nel sapere contestualizzare e collocare il presente nel flusso degli avvenimenti cogliendo i momenti di svolta e le cesure, unita alla conoscenza della lingua greca consentono all'autore di proporre un volume in grado di fare un salto di qualità rispetto alle pubblicazioni recenti sulla Grecia. Il primo capitolo del libro prende proprio spunto dalla storia delle fasi immediatamente successive al crollo della dittatura dei colonnelli legato al colpo di stato e alla guerra a Cipro, avvenuto nel luglio 1974, per parlare di come nel periodo cosiddetto della Metapolitefsi siano state poste le basi per il sistema politico che avrebbe dominato la Grecia fino alla crisi del 2009.

Nel corso del primo capitolo del libro vengono ricostruite con attenzione le carriere politiche dei principali protagonisti o per meglio dire delle principali famiglie politiche greche, da Georgios Papandreou (nonno del recente primo ministro del PASOK Yorgos Papandreou), leader dell'Unione di Centro a Konstantinos Karamanlis (zio del precedente primo ministro Kostas Karamanlis) e soprattutto di Andreas Papandreou demiurgo del PASOK nella seconda metà degli anni Settanta, partito che porterà al potere nel 1981. La narrazione tocca agilmente aspetti di politica interna e estera puntando sulla descrizione delle dinamiche alla base della “conquista” delle istituzioni dello Stato da parte di Nuova Democrazia e PASOK fino al momento cruciale dell'ingresso del paese nell'euro con i paesi “di prima fascia”.

Attraverso vari passaggi l'autore ci conduce in maniera scorrevole e a tratti appassionante all'apogeo del sogno greco, le Olimpiadi del 2004 ad Atene che per come vengono presentate dai media greci ai loro concittadini e al mondo rappresentano l'unione ideale tra lo splendore dell'antichità classica e la rinascita della Grecia moderna. Con il calare del sipario però si accendono le luci della resa dei conti consistente in un costo di circa 6 miliardi di euro per la collettività a fronte di miglioramenti indiscutibili ma non all'altezza delle spese sostenute e limitati sostanzialmente al nuovo aeroporto “Eleftherios Venizelos” e al prolungamento della rete della metropolitana. Dal 2004 al 2009 il passo è stato poi molto breve. Tra le misure politiche imposte al paese dalla troika per l'austerity Anghelone mette in evidenza come ci sia anche la creazione di un fondo specifico per la gestione delle privatizzazioni dei beni pubblici, il Taiped, nato nel luglio 2011, che è completamente indipendente dal governo e dal parlamento e dispone della facoltà però di amministrare la vendita o la dismissione di beni dello Stato. Quello che risulta singolare, sostiene in maniera condivisibile  l'autore, è che una volta trasferiti al Taiped gli assets dei componenti del patrimonio dello Stato, quest'ultimo non abbia più alcuna voce in capitolo in merito al loro destino. Una garanzia sicuramente per i creditori stranieri ma una perdita di sovranità clamorosa per il paese e una sconfitta per la democrazia.

La tesi di fondo del libro è al tempo stesso semplice e però poco o per nulla rintracciabile nella pubblicistica recente e sui mezzi di informazione italiani: la crisi è il risultato di un'insieme di fattori di lungo e breve periodo, endogeni ed esogeni. Gli elementi interni riguardano senza dubbio le responsabilità della classe politica greca rappresentata dal personale dei due grandi partiti al potere negli ultimi quarant'anni PASOK e Nuova Democrazia che hanno creato un mastodontico e costossimo quanto innefficace sistema clientelare fino al punto di rottura del 2009. L'elemento estero però non viene né trascurato né minimizzato: le carte false presentate dai governi greci per richiedere l'ingresso immediato nell'area euro sono state valutate e accettate da tecnici a livello europeo, come l'ex governatore della Banca centrale di Grecia Loukas Papadimos, che durante la crisi ha assunto un ruolo chiave, quello di primo ministro, nella gestione delle politiche economiche cosiddette di austerità in Grecia e senza essere eletto attraverso consultazioni nazionali. La ricorsività di figure che si scambiano i ruoli di controllore e controllato è un elemento che Anghelone sottolinea più volte segnalando così un dato inquietante e anche questo assai poco evidenziato dall'informazione italiana. Nelle conclusioni l'autore mette in luce molto opportunamente un terzo aspetto della crisi greca, accanto a quelli interno ed esterno, che compendia e serve come chiave interpretativa complessiva delle vicende greche. Si tratta della dimensione sociale della crisi. Anghelone sostiene la tesi secondo cui le misure di austerity volute dalla troika internazionale formata da Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale, per risanare le finanze della Grecia devono ancora dimostrare dopo tanti anni un qualche effetto positivo (diremmo noi forse più arditamente ma altrettanto realisticamente che gli effetti positivi sugli istituti di credito si sono avuti con evidenza mentre altrettanto non si può dire per le finanze dello Stato né tanto meno per il rilancio dell'economia sempre più lanciati verso un baratro senza fine) e hanno però causato dei costi sociali ingenti che altro non sono che costi economici, a medio e lungo termini incalcolabili. I tagli indiscriminati allo stato sociale, afferma l'autore, producono nella migliore delle ipotesi, un pallido vantaggio iniziale per poi invece restituire attraverso l'affossamento del ceto medio, l'impoverimento generalizzato della popolazione e la scomparsa dei servizi sociali legati ai diritti conquistati nel corso di lotte dei lavoratori di molte generazioni, una serie di ripercussioni economiche di incalcolabile portata.

L'autore dimostra di possedere le doti del comunicatore in grado di raggiungere ed interessare un vasto pubblico che va dagli esperti della materia, storici e politologi, a chiunque altro desideri una lettura sia approfondita e informata sia scorrevole e godibile dove cioè, per citare Andrea Camilleri «non si percepisca il peso del documento». Se si devono rintracciare alcuni limiti del libro essi si possono trovare nella bibliografia, volutamente ridotta e ragionata, che accomuna però lavori molto diseguali per qualità e utilità nei confronti del lettore italiano e nel linguaggio che a volte risulta ridondante e, qua e là, un po' troppo retorico. Anche l'uso delle, peraltro poche, note risulta a volte squilibrato e non facile da interpretare. Sono tuttavia difetti ampiamente perdonabili a Francesco Anghelone alla luce del prezioso lavoro di sintesi rappresentato dalla La troika sull'Acropoli che costituisce per il lettore italiano una valida guida per orientarsi nella compresioni di attualissime dinamiche politiche, economiche e sociali che, va riconosciuto in tutta onestà, sempre più interessano anche l'Italia.