Svevo tardo

Relazioni: pericolose? Forme e luoghi della pluralità
Selleri

Abstract

Dopo il parziale successo della Coscienza di Zeno, Italo Svevo lavora tra il marzo e l’ agosto del 1928 ad alcuni frammenti: Un contratto, Le confessioni del vegliardo, Umbertino, Il mio ozio, Prefazione. Si tratta di una serie di esperimenti che non trovano alcun approdo compiuto. Per questo motivo gli studiosi che se ne sono occupati hanno assunto varie posizioni al riguardo: Gabriella Còntini e Giuseppe Langella parlano del progetto di un quarto romanzo, anche se non concordano sulla cronologia dei frammenti; Mario Lavagetto, invece, li considera Continuazioni della Coscienza, esperimenti narrativi che si muovono all’insegna dell’infinibilità, caratteristica del terzo romanzo sveviano, cherimane ingabbiata in questi scritti nella trappola della disgregazione.

A questa costellazione di testi è stata applicata la categoria di stile tardo teorizzata dallo studioso palestinese Edward Said, che ha dedicato alla tardività proprio il suo ultimo lavoro, Sullo stile tardo, pubblicato postumo nel 2006 negli Stati Uniti, seconda patria del critico palestinese. Sulla scia di Said si è studiato l’ultimo periodo della vita di Svevo e della sua produzione, caratterizzata  da una sistematica incompiutezza e frammentarietà, emblematiche di un’inquietudine e di un’inconciliabilità che Said annovera fra le caratteristiche dello stile tardo.

Nonostante i numerosi e fitti raccordi con la Coscienza, le Continuazioni rappresentano l’avvio di una nuova poetica nella produzione dell’autore triestino. Dalla saga degli eroi inetti, problematici e umbratili, si passa ad un protagonismo della scrittura con funzioni neutralizzanti, che assorbe ogni spinta dialettica. Infatti nelle Continuazioni,  «grandi torsi incompiuti -secondo Claudio Magris- che contengono la più alta parola di Svevo e una delle più alte di tutto il Novecento», la scrittura assume una connotazione particolare. Essa diviene una sorta di salvacondotto, che consente di salvare la vita, fissandola sulla carta e sottraendola alla voragine dell’oblio, alla rapina del tempo.