Spirito, linguaggo, potere. Hegel e la costruzione della politica

Linguaggio e potere
Ruggiu

 


§ 1- IL NESSO LINGUAGGIO POTERE -


         LA RIPRESA DELLA FORMA POLITICA CLASSICA


È “la forza della parola (Kraft des Spreches) che attua ciò che è necessario attuare”[1].


La questione del linguaggio in Hegel[2] è stataEnzyklopädie d. ph. W., a c. L. von Henning, K.L. Michelet, L. Boumann, Parte prima, a cura di V. Verra, Loгica e filosofia della natura, UTET, Torino2002.


 piuttosto trascurata dagli studiosi, che almeno in passato l’hanno giudicata tema filosoficamente marginale. Una ripresa di attenzione si è avuta con la svolta linguistica. Ma mai il linguaggio è stato visto come espressione metodica del filosofare hegeliano, né tantomeno si è indagato il nesso linguaggio-potere, malgrado il grande ruolo che esso gioca negli scritti di Jena[3]. Il pensiero hegeliano è stato fissato essenzialmente sui temi della logica o della storia.


Eppure non si può dimenticare quanto Hegel ebbe a dire nell’introduzione alla Scienza della logica, circa il ruolo del linguaggio: “Le forme del pensiero sono anzitutto esposte e consegnate nel linguaggio umano...In tutto ciò che diventa per lui un interno, in generale una rappresentazione, in tutto ciò che l’uomo fa suo, si è insinuato il linguaggio; e quello di cui l’uomo fa linguaggio e ch’egli estrinseca nel linguaggio, contiene, in una forma più inviluppata e meno pura, oppure all’incontro elaborata, una categoria”[4]. Questa coestensione tra logica pensiero e linguaggio deve essere letta non semplicemente in termini di generalizzazione della logica, ma anche del linguaggio. In conformità con le tesi già esposte da J.G. Herder[5], secondo il quale il pensiero necessariamente si esprime nel linguaggio e come linguaggio. In qualche modo, riprendendendo una tesi centrale della filosofia parmenidea, si deve dire che “essere pensare dire” sono la stessa cosa”.


Ma il dire non semplicemente esprime o riflette con la sua indicazione la cosa, ma insieme esso diviene cosa. Ovvero fa sua la cosa. Quindi il linguaggio in questo senso esprime insieme dominio e potere, cioè sovranità. Il linguaggio manifesta la totalità come spirito del popolo, come koinonia politikè.


Questa coestensione di linguaggio, popolo e stato, costituisce in Hegel una ripresa della forma politica classica di stampo platonico-aristotelico nel moderno. Il linguaggio è insieme prodotto della comunità politica,“opera di un popolo”, ma nello stesso tempo “il linguaggio è l’esistenza ideale dello spirito, in cui quest’ultimo si esprime, ..[secondo]la sua essenza e nel suo essere”. Così come lo stato, “il linguaggio è un universale, un che di riconosciuto in sé, di riecheggiante allo stesso modo nella coscienza di tutti; ogni coscienza parlante diviene in esso immediatamente un’altra coscienza”[6].


Dunque, manifestandosi linguisticamente, la coscienza si oggettiva e si esteriorizza, ponendosi ad un tempo nella sua identità come sé nel suo esserci, nel suo porsi nell’apertura all’altro. Ma il linguaggio non è semplice mezzo di espressione, ma anche manifestazione di quel contenuto nel quale ciascuna comunità si identifica nei suoi valori, nelle sue valutazioni, nei suoi obiettivi e traguardi. “Altrettanto secondo il suo contenuto il linguaggio soltanto in un popolo diventa il vero linguaggio, l’espressione di ciò che ognuno intende”[7]. Il linguaggio è dunque ragione, come ragione sociale. Il linguaggio è potere (Kraft des Sprechns), forza tetica, che fa essere il mondo comune. “La formazione del mondo nel linguaggio è presente in sé [ist an sich vorhanden]”[8], ma insieme fa essere le forme di relazione che determinano la costituzione stessa del tessuto dei poteri nello stato, e dello stesso stato come potere. Ciascun individuo nel rapportarsi all’altro si costituisce come sé nella sua concretezza, in quanto capacità di essere come operare all’interno del tessuto complessivo dei poteri dello stato, nel quale si esprime la libertà di ciascuno, cioè il potere di cui ciascun dispone solo in quanto costituito dal suo bilanciarsi con il potere degli altri. Ma è un potere positivo, non una negazione della libertà di ciascuno e di tutti[9].


 Il linguaggio è quindi l’esserci dello spirito che nella sua forza di mediazione è “l’ideale annientamento dell’esteriore”, Vera forza di appropriazione dell’esteriorità e forza di relazione delle coscienze: nel popolo esso “diventà totalità in quanto viene tolto come un esteriore, è diviene così il suo concetto”[10]


 Riprendendo il nesso tra linguaggio è potere, già espresso da Hobbes[11], Hegel osserva che “Il primo atto mediante il quale Adamo ha costituito la sua signoria sugli animali è che egli diede loro un nome, cioè li negò come essenti indipendenti e li rese per sé ideali”[12].


Questa può apparire una semplice ripresa del linguaggio come strumento di dominio non solo sulla natura, ma particolarmente sugli uomini. Il linguaggio come forza che si esprime mediante l’arte della persuasione, la retorica, come già sapeva Gorgia[13]. Contro Parmenide, Gorgia ritiene che vi sia un’alterità insuperabile tra il mondo reale e quello della parola, e che la parola costituisca la relazione con l’altro uomo come espressione di dominio. Come testimonia il caso di Elena, è strumento di “persuasione” imposta, cioè esercizio di un potere di costrizione.La parola è potenza, forza esterna che opera indipendentemente dalla volontà del soggetto che ne subisce la forza di costrizione. Nelle assemblee, dove occorre decidere della vita della polis, la parola come sanno gli oratori greci è strumento per eccellenza della decisione e quindi dell’orientamento della politica.


Con Aristotele l’interesse verso il linguaggio[14] si sposta in direzione della stessa comunità politica: il linguaggio esprime e riflette per eccellenza il rapporto comunitario. L’uomo è animale politico in quanto portatore di linguaggio. Infatti, “la parola è fatta per esprimere ciò che è giovevole e ciò che è nocivo e, di conseguenza, il giusto e l’ingiusto: questo è, infatti, proprio dell’uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la percezione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e degli altri valori : il possesso comune di questi costituisce la famiglia e lo stato”[15]. La relazione di coestensività tra stato e linguaggio, fa dire che “lo stato è un prodotto naturale e che l’uomo per natura è un essere socievole”. Non si può vivere al di là del linguaggio. che è logos comune, così come “chi vive fuori della comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all’uomo”[16].


 


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[1]G.W.F Hegel, Phänomenologie des Geistes, GW 9, hrg. W. Bonsiepen et R. Heede,  1980 (Fenomenologia dello spirito, a cura di V. Cicero, testo tedesco a fronte, Bompiani, Milano).; d’ora in poi PhG., cit., p. 276.



[2]Accenniamo ai principali: M. Bienenstock, Politique du jeune Hegel. Iéna 1801‑1806, Préface de Bernard Bourgeois, Paris, Presses Universitaires de France, 1992; Th. Bodammer, Hegels Deutung der Sprache. Interpretationen zu Hegels Äußerungen über die Sprache, Hamburg 1969; A. Canilli, Il linguaggio nella filosofia del primo Hegel, in "Studi italiani di linguistica teorica e applicata", nn. 1-2, 1973, pp. 125-189; G. Cantillo, Immagine e linguaggio nella filosofia dello spirito jenese, in L. Piccioni e R. Viti Cavaliere (a cura), Il pensiero e l’immagine, Edizioni Associate Editrice Internazionale, Roma 2001, pp. 9-25; A.B. Collins,Il ruolo del linguaggio nella critica hegeliana della conoscenza, in L. Ruggiu, I. Testa (a cura di), Hegel contemporaneo. La ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea, Guerini e associati, Milano 2003, pp. 373-399;  D.J. Cook, Sprache und Bewusstsein in Hegels Phänomenologie des Geistes, in "Hegel-Jahrbuch 1970", pp. 117-124; D.J. Cook, Language and consciousness in Hegel's Jena Writings, in "The Journal of the History of Philosophy", April 1972; D.J. Cook, Language in the philosophy of Hegel, Mouton, The Hague-Paris 1973; S. Costantino, Hegel. La dialettica come linguaggio, Mursia, Milano1980; L. Formigari, La logica del pensiero vivente. Il linguaggio nella filosofia della Romantik, Laterza, Bari 1977; L. Formigari, L’esperienza e il segno. La filosofia del linguaggio tra Illuminismo e Restaurazione, Editori Riuniti, Roma 1990; F. Li Vigni,, Linguaggio e intersoggettività: Habermas e Hegel, in "Il Cannocchiale", 14, 1989, pp. 79-97; F. Li Vigni, La comunanza della ragione. Hegel e il linguaggio, Guerini e Associati, Milano; K. Löwith, Hegel und die Sprache, in AA.VV., Sinn und Form. Beiträge zur Literatur, Akademie der Künste, Berlin 1966, pp. 110-131; A. Negri,  Hegel e il linguaggio dell'illuminismo, in "Giornale critico della filosofia italiana", IV, 1975, pp. 447-521; L. Ruggiu, Logica metafisica e politica. Hegel a Jena, 2 voll., Mimesis, Milano 2009; A. Sartori, Hegel a Jena: ovvero linguaggio e critica oltre la svolta linguistica. Le filosofie dello spirito del 1803-04 e del 1805-06 a confronto con R. Brandom, “Teoria”, 2, 2004, pp. 93-117; D. Sacchi, Hegel e il paradosso del linguaggio, in "Rivista di filosofia neoscolastica", 1989, pp. 424-439; D. Sacchi, L'istinto logico del linguaggio. Le radici hegeliane dell'ontologia ermeneutica, Marietti, Genova 1991; J. Simon, Das Problem der Sprache bei Hegel, Kohlhammer, Stuttgart 1966; S. Tagliagambe, La mediazione linguistica. Il rapporto pensiero-linguaggio da Leibniz a Hegel, Feltrinelli, Milano 1980; J. Taminiaux, Le langage selon les écrits de Jena, in "Tijdschrift voor Philosophie", 2, 1977, pp. 363-377 (poi in Le regard e l'excédent, La Haye 1977).



[3]M. Bienenstock,“Macht” und “Geist”in Hegel’s Jena Writings, “Hegel-Studien”, pp. 139-172; M. Bienenstock, Politique du jeune Hegel. Iéna 1801‑1806, cit.



[4]G.W.F. Hegel, Wissenschaft der Logik, hrsg. G. Lasson, Meiner, Hamburg 1975 (tr. it. A. Moni, Bari 1925; 1968), d’ora in poi WdL, p. 7.



[5]J.G. Herder, Abhandlung über den Ursprung der Sprache welche den von der Königl. nigl. Academie der Wissenschaften für das Jahr 1770 gesetzen Preis erhalten hat(Saggio sull’origine del linguaggio, a cura di A.P. Pericone, Pratiche editrice, Parma 1996.



[6]Per quanto riguarda gli Abbozzi di sistema, verranno citati con le sigle: SW I = Hegel G.W.F., Jenaer Systementwürfe I. Das System der spekulativen Philosophie, Vol. 6, a cura di K. Düsing e H. Kimmerle, 1975.


- SW II = Hegel G.W.F., Jenaer Systementwürfe II, a cura di R.P. Horstmann - J.H. Trede, Hamburg 1971; (tr. it. Logica e metafisica di Jena (1804-1805), a cura di F. Chiereghin, traduzione introduzione e commento di F. Biasutti, L. Bignami, F. Chiereghin, A. Gaiarsa, M. Giacin, F. Longato, F. Menegoni, A. Moretto, G. Perin Rossi, Trento 1982).


- SW III = Hegel G.W.F.,Jenaer Systementuwürfe III. Naturphilosophie und Philosophie des Geistes, Vol. 8, hrsg. R. P. Horstmann, Hamburg 1976 (tr. it. La filosofia della natura. Quaderno jenese 1805-1806, a c. A. Tassi, Milano 1994).


Qui SW I, cit., p. 318.



[7]SW I, cit., p. 318.



[8]SW I, cit., p. 318.



[9]Si tratta della critica che Hegel rivolge a Fichte nello scritto sulla Differenza; d’ora in poi Diff. = Differenz des Fichteschen und Schellingschen Systems der Philosophie, in Jenaer Kritische Schriften (I), hrsg. H. Brochard - H. Buchner, Hamburg 1979 (tr. it. in Primi scritti critici, a c. R. Bodei, Mursia Milano 1971). Diff., cit., pp. 57 ss.



[10]SW I, cit., p. 319.



[11]T. Hobbes,Leviatano, Testo inglese del 1651 a fronte; testo latino del 1668 in nota, a cura di R. Sani, Bompiani, Milano 2001, p. 12. J. Taminiaux,  Le langage selon les écrits hegelien d’Iéne, in Le regard et l’excédent, La Haye 1977 , 42 ss; J. Taminiaux J.,  Naissance de la philoso­phie hégélienne de l’Etat.  Commentaire et traduction de la Realphilosophie d’Jéna , Payot , Paris 1984.



[12]SW I, cit., p. 287.



[13]L. Montoneri - F. Romano, Gorgia e la Sofistica. Atti del convegno internazionale (Lentini - Catania.12-15 dic. 1983, a cura di Montoneri e Romano F., “ Siculorum Gymnasium “, n.s. XXXVIII (1985), Acireale, Galatea, 1986; in part. O. .Longo O.,La retorica di Gorgia: tecnica della persuasione ed esercizio del potere, in Montoneri-Romano [1985], pp.57-63.



[14]M. Schoffield - M. Nussbaum (eds.), Language and Logos Studies in Ancient Philosophy Presented to G. E. L. Owen, Cambridge 1982; M. Riedel, Metafisica e metapolitica. Studi su Aristotele e sul linguaggio politico della filosofia moderna, tr.it. F.Longato, Bologna 1990.



[15]Aristotele, Pol., I, 2, 1253 a 9 [tr. R. Laurenti]



[16]Aristotele, Pol., I, 2, 1253 a 1 [tr. R. Laurenti]