Presentazione. Il segreto del cuore

Il viaggio: ricerca di sé e degli altri. Certeau legge Favre
Di Cori

Michel de Certeau. Intorno all’edizione italiana del saggio sul Mémorial (a cura di Paola Di Cori e Edoardo Prandi)

                     

La stesura di questi contributi, e la preparazione di un “Dossier Favre” di materiali critici da inserire nella pagina web www.micheldecerteau.eu, è stata una buona occasione, direi ottima - per noi cinque raccolti intorno al sito dedicato a Michel de Certeau – al fine di cominciare a conoscere un autore su cui, per dirla in maniera semplice, Certeau si è fatto le ossa.[1]Anche a noi, in un certo senso, è sembrato di ‘farci le ossa’, poiché all’inizio non pensavamo affatto a una pubblicazione specifica; in parte perché non eravamo modernisti, né ‘specialisti’ di Pierre Favre, prediletto dall’attuale pontefice. Ma queste lacune non ci hanno affatto scoraggiato; al contrario. Siamo infatti convinti che l’autore di Fabula mistica, pur non essendo uno ‘scrittore per le vacanze’, offra una molteplicità di stimoli alla riflessione intorno a questioni che solo in parte riguardano competenze specifiche. Direi anzi che si muovono in direzione contraria, ben  oltre e aldilà delle spartizioni disciplinari – indicazione quest’ultima che costituisce uno dei più fecondi insegnamenti da trarre dall’opera certiana.      

Nel maggio 2014 abbiamo quindi salutato con entusiasmo la ristampa della traduzione italiana del lungo saggio che Certeau aveva pubblicato come parte introduttiva al Mémorial di Pierre Favre nel 1960. All’epoca egli aveva 33 anni ed era già uno studioso esperto, con alle spalle diversi saggi e articoli pubblicati, approfondite ricerche sui primordi della Compagnia di Gesù e molte conoscenze accumulate nel campo della teologia e delle religioni comparate, della filosofia, letteratura, psicoanalisi, semiotica – tutti interessi che avrebbe mantenuto vivi anche nei decenni a seguire.

Insieme diario personale e memoria delle origini del più importante ordine religioso cattolico nato dopo la riforma luterana, tra i diversi motivi di interesse suscitati dal libro, si segnalano alcune circostanze per così dire ‘inaugurali’: rappresenta la prima pubblicazione importante di Certeau; ha come tema principale il percorso di colui che viene considerato l’iniziatore della pratica ignaziana degli Esercizi; trattasi di uno dei testi che rinnovano l’auto-riflessione intima e l’autobiografia spirituale nel secolo XVI°.[2]

Sono principalmente queste le ragioni che ci hanno spinto a commentare il volume dato alle stampe da Jaca Book. Valutazioni critiche sull’edizione si alternano a contributi intorno a temi diversi affrontati da Certeau e da Favre; due appendici esaminano alcuni elementi della crisi e riforma della Chiesa prima della fondazione della Compagnia di Gesù, e approfondiscono i profili dei maestri con i quali Certeau ha svolto la propria formazione negli anni Cinquanta.

Come accade invariabilmente quando ci si trova di fronte a un testo certiano, la sensazione è quella di entrare dentro un universo ricco ed eterogeneo di cui si riescono ad afferrare solo   alcuni temi e aspetti di più immediata presa, mentre il resto – forse la parte più importante? - rimane in ombra. Tuttavia, anziché provare soltanto un senso di inadeguatezza, utile a rendersi consapevoli dei propri limiti, dalla sua opera si riceve spesso una specie di spinta in senso contrario: un invito ad andare avanti. Personalmente, così mi accade di continuo; e più passa il tempo, maggiore diventa l’impressione di essere chiamata a misurarmi anche con tematiche o questioni di cui so poco e non mi sono affatto familiari. E’ successo anche nel caso della introduzione al Mémorial di Favre.

Il rapporto di Certeau con Favre non costituisce soltanto il primo importante lavoro che lo vede impegnato intorno all’attività del gruppo di gesuiti amici e sodali di Ignazio di Loyola. Si tratta, inoltre, di una relazione durevole nel tempo. Basta pensare che, oltre alla introduzione edita da Jaca Book (scritta nel 1959), Certeau ha composto tra il 1954 e il 1967 ben 7 saggi su Favre: 3 per la rivista della Compagnia, “Christus”; 3 per la “Revue d’ascétique et de mystique”; e una voce per il “Dictionnaire d’histoire et de géographique ecclésiastique”, del 1967.[3]

Avevo letto il Mèmorial e l’introduzione di Certeau anni fa,  mi aveva colpito la cura meticolosa, la precisione e l’insieme di sentimenti e il profondo affetto che Certeau mostra per il personaggio; molto diversi da quanto lui prova e proverà nei confronti di altri gesuiti o personalità che gli sono molto cari: Jean-Joseph Surin in primo luogo, questa specie di alter-ego, quasi un doppio con cui continuerà a confrontarsi per tutta la vita. Così avviene per la figura assai particolare di Labadie, il viaggiatore e il nomade al quale è dedicato un capitolo tra i più belli di Fabula mistica; come anche per i grandi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, o nel caso di un contemporaneo - Henri de Lubac - il teologo di cui si sente allievo rispettoso, consapevole che nulla potrà cancellare la particolare “relazione magistrale” instaurata negli anni della propria formazione.

E’ interessante vedere quali siano i sentimenti che Certeau, nel corso della sua opera, esprime nel trattare con piuttosto che di ognuno di questi. Per ciascuno di loro egli manifesta sempre una attenzione speciale e particolare; non sono mai lontani o resi poco significativi per la polvere che si è depositata sulle loro idee con il passaggio degli anni o dei secoli, o di eventuali contrasti nel caso di coevi, come avvenne con Lubac per divergenze di valutazione intorno al maggio ‘68. Queste presenze non sono soltanto amiche; piuttosto, vengono presentate come fossero delle  figure dell’amicizia, con le quali si stabiliscono vincoli di maggiore o minore intimità e vicinanza. Al pari di amici nella vita reale, egli sente di (ap)prendere molto da ciascuna di esse; dalle loro inquietudini, sofferenze, emozioni. Favre è soltanto la prima di tante altre che verranno in seguito. Nel testo di Certeau si riflette il carattere della “conversazione”, che lui sottolinea come caratteristica del diario di Favre; il quale sembra dialogare continuamente con Dio, ma soprattutto con l’amico Ignazio.[4]

Nei contributi scritti per questo fascicolo, personalmente mi interessava sottolineare gli elementi che Certeau ritiene di “ricevere” da Favre: particolari metafore, come quella dell’albero; istruzioni dettagliate sulla preghiera; riferimenti sulle fonti teologiche e spirituali utilizzate da Ignazio e dai suoi compagni; e non solo.

Credo che la forma stessa del Mémorial, un diario spirituale e intimo se mai ce ne fu uno, invita proprio a stabilire un rapporto di grande dimestichezza con il suo autore. Non si leggono diari personali per banale voyeurismo; più spesso per desiderio profondo di entrare nell’intimità di un’altra persona, di volerla seguire giorno per giorno nelle quotidiane vicende di un predicatore che vive invaso dalle continue cadute e risalite dell’umore, sorretto da una fede profonda nella missione di rinnovare la chiesa, ma consapevole delle proprie cadute quando sprofonda nell’angoscia. In questo saggio, infatti, Certeau cerca di approfondire alcune delle ragioni che stanno dietro la concezione degli Esercizi spirituali: una raffinata architettura volta a riequilibrare gli sbalzi di umore al fine di trasformarli in apostolato, ricostruzione del messaggio cristiano, missione per la vita. Lo studio compiuto sul Mémorial costituisce per l’autore l’analisi di una pratica esemplare intorno a ‘come vivere da gesuita’, e al suo nucleo essenziale, condensato nelle parole favriane da lui ricordate nel giovanile contributo destinato al compagno di Ignazio: “…jamais je ne sus pervenir à la paix avant de faire les Exercises”.[5]

 

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Di fronte all’edizione italiana del denso studio introduttivo di Michel de Certeau al Mémorial di Pierre Favre, ho provato un misto di contentezza e insoddisfazione. L’elemento di maggior pregio e valore, boccone prelibato per chi studia Michel de Certeau, è senz’altro la presenza di una lunga introduzione di Luce Giard, la principale autorità riconosciuta sull’opera certiana e responsabile delle edizioni critiche di quasi tutti i suoi libri, che puntualmente ha curato accompagnandole spesso di un prezioso apparato di note e commenti introduttivi.[6]Il saggio è ricco di informazioni inedite o poco conosciute sul periodo in cui Certeau approfondiva le biografie e le opere di due esponenti di rilievo della Compagnia di Gesù vissuti a distanza di un secolo l’uno dall’altro, nei decenni che sanciscono l’affermazione del nuovo ordine fondato da Ignazio: Pierre Favre (1506-1546), compagno di Loyola e considerato tra i co-autori degli Esercizi spirituali; e Jean-Joseph Surin (1600-1665), l’esorcista protagonista delle vicende di possessione diabolica del convento di Loudun nella prima metà del ‘600. Sono anni di intenso lavoro per Certeau, prima e dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1956, che avrebbero portato alla pubblicazione del Mémorial di Favre nel 1960, e alla monumentale edizione critica della Corrispondenza di Surin nel 1966.

Nella sua introduzione Giard sottolinea l’importanza dei corsi seguiti da Certeau negli anni Cinquanta – in particolare le lezioni tenute nel 1953-54 da Joseph Gauvin sulla Fenomenologia di Hegel - che a suo parere avrebbero esercitato una profonda influenza sulle opere principali della maturità, dalla Scrittura della storia all’Invenzione del quotidiano e a Fabula mistica. Tale presunto hegelismo di Certeau filtrato da Gauvin andrebbe forse in parte riveduto.[7]Conviene ricordare, in proposito, quanto sia stata fondamentale – per tanti intellettuali francesi marxisti e marxisteggianti attivi nel periodo, per Lacan e in seguito per i frequentatori dei suoi seminari – la lettura di Hegel promossa da Alexander Kojéve dal 1933 al 1939 all’interno delle attività del Collegio di Sociologia, che Certeau ben conosceva.[8]Accanto a questa, andrebbero considerate le lezioni di Jean Hyppolite nel periodo del dopoguerra, altrettanto influenti per la generazione di pensatori come Foucault e Derrida.[9]Secondo il teologo Graham Ward che scrive ormai negli anni ’90 facendo esplicito riferimento a Fabula mistica, la concezione della storia certiana sviluppata nelle opere maggiori, è ben diversa da una visione teleologica e deterministica di stampo hegeliano, dalla quale è per più aspetti lontana.[10]A illustrazione di questi punti, tra le questioni affrontate da Certeau includerei: l’importanza da lui attribuita al rapporto tra psicoanalisi e storia e alle due diverse strategie del tempo che ne derivano;[11]la questione dell’alterità, già emersa ne La possessione di Loudun (1970), proseguita nel discorso della posseduta al centro del capitolo VI de La scrittura della storia (1975);[12]il perenne movimento attraverso una molteplicità di linguaggi e di luoghi tipica dei mistici, ricordato nel paragrafo finale di Fabula mistica - “Ouverture a una poetica del corpo”. Sono alcuni aspetti, e altri se ne potrebbero aggiungere, che stanno ad indicare orizzonti ben altrimenti orientati rispetto al procedere dello spirito assoluto o alla coscienza infelice descritti nella Fenomenologia. I mistici di Certeau, e lui stesso, non tendono verso mete precise, né raggiungono mai punti d’approdo definitivi; sono “camminatori attraversati dalla storia”, abitati da un desiderio che “crea un eccesso … Passa e perde i luoghi…. Non abita da nessuna parte”.[13]     

 

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Last but not least. C’è da notare con rammarico quanto lacunosa e poco curata si presenti nell’insieme questa edizione italiana. Il testo incluso comprende la introduzione di Certeau al testo del Mémorial di Favre nella versione che riproduce, senza correggere né rivedere la precedente, quella compresa nel volume Politica e mistica a cura di Michele Ranchetti nel 1976, sempre per le edizioni Jaca Book. Non ci sono quindi i testi di Favre, mentre anche solo una piccola selezione del testo originale (oltre 450 pagine) avrebbe reso ancora più appetibile questa pubblicazione. Ma la svista più clamorosa riguarda proprio il testo di Certeau pubblicato. Non avendo controllato l’originale nella bella edizione Desclée de Brouwer del 1960, i redattori hanno privato i lettori e lettrici italiani del piacere di gustare la pagina iniziale; la quale, oltre a essere assai seducente e poetica, suggerisce anche una interessante chiave interpretativa relativa alle innovative modalità autobiografiche diffuse in età moderna illustrate dal Mémorial, quelle che Certeau esamina con tanta cura e acutezza nella sua corposa introduzione.

Tra i temi originali qui trattati emerge la peculiarità, agli albori dell’introduzione degli Esercizi ignaziani, di pagine che documentano una svolta spirituale non indirizzata soltanto a perseguire obiettivi di proselitismo: il Mémorial è inteso come “strumento di lavoro”, “dialogo” tra sé e la propria anima che la scrittura rende pubblico e mette a disposizione di tutti.[14]Accanto agli aspetti riguardanti le complesse vicende che caratterizzano il percorso spirituale dei primi gesuiti, il testo va quindi inserito all’interno dei processi all’origine dell’autobiografia spirituale in età moderna. Esso costituisce infatti un esempio precoce e assai interessante di quella tendenza alla costruzione dell’interiorità nella Francia del Seicento avviata da Mino Bergamo nei suoi studi sulla Anatomia dell’anima, a partire dagli scritti di Jean-Joseph Surin.[15]

Altrettanto escluse da questa edizione risultano: la breve nota di ringraziamenti (al padre Charles Morel, a Jean Orcibal, al padre Haour e ai confratelli di Laval e di Chantilly per l’aiuto relativo al vocabolario di Favre); la pagina in Appendice in cui si dà conto dei manoscritti consultati, delle diverse versioni in spagnolo e latino, e delle biblioteche in cui si trovano; la tavola cronologica della vita di Favre, con l’indicazione degli innumerevoli spostamenti in Spagna, Italia, Francia e Germania, e la partecipazione a incontri, seminari, soggiorni suoi e del gruppo dei futuri gesuiti. Dati e informazioni, come si può ben comprendere, di grandissima importanza per ricostruire la rete di contatti e la diffusione della predicazione ignaziana in Europa a metà del Cinquecento.

 

Pensiamo di far cosa gradita offrendo una traduzione italiana dell’inizio mancante, il cui originale si trova a p. 7 dell’edizione francese. 

 

“Le stampe antiche mostrano l’anima del morente scivolare via dalle labbra, come una sua immagine più piccola, quasi la propria infanzia interna. E’ questo il Mémorial di Favre. In verità, questo giornale spirituale, eco della discussione con se stesso, non comprende altri; non è una descrizione o un’opera di edificazione; redigendolo, cercando di percepire dove lo conduceva la voce interiore e quale fedeltà gli era richiesta, il suo autore si rivolge solo a se stesso, e, a giudicare dalla corrispondenza, non era neanche un’introduzione a Ignazio di Loyola, suo amico e maestro spirituale. Il lettore vi entra senza essere stato invitato; e qui, se c’è, è per l’indiscrezione dell’editore che ha fatto emergere queste parole pronunciate nell’ombra e in silenzio. Pure, sono state scritte. Favre ha enunciato con le parole di tutti la propria discussione con se stesso. Ha così stabilito tra gli uomini e la propria anima una comunicazione di cui questo giornale è il segno. Il segreto del cuore, enunciato in termini leggibili, appartiene ormai a tutti.”



[1]I testi pubblicati in questo fascicolo di “Leussein” sono stati modificati e corretti rispetto alla versione pubblicata separatamente, consultabile on-line nel sito www.micheldecerteau.eu, con il titolo di Dossier Favre. Michel de Certeau e l’Introduction al Mémorial, a cura di Paola Di Cori e Edoardo Prandi, accompagnata di 17 illustrazioni, stampata e distribuita in proprio. Ai contributi di questa versione si è ora aggiunto anche quello di Pierluigi Cervelli.

[2]Per alcune recenti valutazioni sul genere autobiografico in età pre-industriale, rinvio alla raccolta Early Modern Autobiography. Theories, genres, Practices, a cura di Ronald Bedford, Lloyd Davis, Philippa Kelly, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2006; e a the Cambridge Companion to Autobiography, a cura di Maria DiBattista  e Emily O. Wittman, Cambridge, Cambridge University Press, 2014. In questi due libri non viene mai presa in considerazione la memorialistica religiosa cattolica, nonostante le osservazioni contenute a proposito di quella ignaziana nel Sade, Fourier, Loyola di Roland Barthes (1971). 

 

[3]Per i riferimenti rinvio alla bibliografia completa degli scritti di Certeau curata da Luce Giard e pubblicata nelle Recherches de science religeuses, automne 1988.

[4] Cfr. le pp. 77 e sgg. della edizione italiana.

 

 

[5]Michel de Certeau, Pierre Favre, «Le progrés de l’homme spirituel», in “Christus”, n.4, 1954, pp.89-104. Si tratta del primo articolo pubblicato da Certeau, scritto a 29 anni, ancor prima di completare il proprio tragitto formativo dentro la Compagnia. 

[6]Luce Giard, Pierre Favre, l’ispiratore mistico, in Michel de Certeau, Pierre Favre, a cura di Luce Giard, Milano, Jaca Book, 2014, pp. VII-XXXIV.

[7]Questa versione è anche quella ufficiale della Compagnia. Cfr. la voce “Michel de Certeau” nel sito www.Jesuites.com, dove è avvalorata quanto profonda sia stata l’influenza su Certeau del seminario tenuto da Gauvin su Hegel nel 1953-54 a Les Fontaines (Chantilly, Oise).  

[8]Su queste diverse interpretazioni di Hegel (Gauvin tra i gesuiti, Kojéve tra i marxisti e strutturalisti), cfr. François Dosse, Michel de Certeau. Le marcheur blessé, Paris, la Découverte, 2002, pp. 66-67. Si veda anche il paragrafo “L’anhistoricisme lacanien” in François Dosse, Histoire du structuralisme, 2 voll., Paris, la Découverte, 1992, vol.2°, pp. 500 e sgg.

[9]Com’è documentato, tra l’altro, nel saggio Lacan: un’etica della parola, in Michel de Certeau, Storia e psicoanalisi, a cura di Michele Ranchetti, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, pp. 209-233, pp. 228-29. Cfr. Il Collegio di Sociologia (1937-1939), a cura di Denis Hollier, Torino, Bollati Boringhieri, 1991.

[10]Cfr. Graham Ward, The Voice of the Other, in “New Blackfriars”, Novembre 1996, pp. 518-528, pag. 527.  Si rinvia alla raccolta curata da Ward  The Certeau Reader, Oxford, Blackwell, 2000.

[11]In particolare nel saggio del 1978 Psicoanalisi e storia, in Storia e psicoanalisi, cit., pp. 78-97.

[12]Cfr. Il linguaggio alterato, in La scrittura della storia, Milano, Jaca Book, 2006, 2°.ed. it. a cura di Silvano Facioni), pp. 253-278.

[13]Michel de Certeau, Fabula mistica:  XVI-XVII secolo, a cura di Silvano Facioni, Milano, Jaca Book, 2008, p.353.

[14]Michel de Certeau, Introduction a Pierre Favre, Mémorial, Paris, Desclée de Brouwer, 1960, p. 77 e 80-81.

[15]  Cfr. Mino Bergamo, L’anatomia dell’anima. Da François de Sales a Fénelon, Bologna, il Mulino, 1991. Questo geniale allievo di Certeau prematuramente scomparso nel 1991, aveva precedentemente pubblicato una importante analisi del misticismo secentesco, La scienza dei santi, Firenze, Sansoni, 1992 [ed.or. 1983], e scritto un approfondito commento introduttivo al testo dell’Autobiografia di Jeanne des Anges, Venezia, Marsilio, 1986. Di grande interesse il fascicolo speciale curato da Mino Bergamo e Valerio Marchetti in omaggio a Certeau, Sul discorso mistico, “Asmodée/Asmodeo” I, 1989, e il saggio di Bergamo Il problema del discorso mistico. Due sondaggi, ivi incluso, pp. 9-36, nel quale viene ricostruito il percorso che a partire dagli Esercizi di Ignaziosi sviluppa negli scritti di autobiografia spirituale dei gesuiti del Seicento. Gli studi di Bergamo, nel quadro di un ampio studio sul tema dell’interiorità nel Seicento francese, sono stati ripresi da Nicholas D. Paige, Being Interior. Autobiography and the Contradictions of Modernity in Seventeenth-Century France, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2001.