Nota introduttiva

Jan Patočka. Tra declino dell’Europa e orizzonte asoggettivo
Paparusso

L’idea di raccogliere e presentare al lettore i testi che seguono sorge dalla convinzione che l’indagine sulla direzione ultima dell’opera patočkiana, l’asoggettivismo fenomenologicamente declinato negli anni Sessanta e Settanta, possa ricevere nuova linfa solamente da uno sguardo proiettato sui contributi non strettamente, e non tecnicamente, fenomenologici offerti da Jan Patočka lungo l’intero sviluppo del suo itinerario speculativo.

Nel pensiero del filosofo boemo, sono proprio le riflessioni estetiche sul mito, quelle filosofico-storiche, così come quelle filosofico-religiose che, a nostro avviso, partoriscono e alimentano l’impegno fenomenologico-asoggettivo delineandone, dunque, l’orizzonte di senso.

Ora, le tre fondamentali direttrici appena menzionate si condensano, nel lavoro patočkiano, nell’idea di Europa osservata attraverso il prisma opaco della sua deformazione supercivilizzata.

Infatti, proprio a partire dal suo coinvolgimento del destino di un’Europa che, esasperando il racconto mitico originario, ha trasfigurato la sua sostanza spirituale, Patočka rivolge lo sguardo all’insorgenza della storia sul terreno della polis ateniese, e dunque al riconfigurarsi della cura dell’anima come ascesa alla Bontà dimentica di se stessa, come autosacrificio per niente e per nessuno. Quest’ultimo, a nostro avviso, è compreso da Patočka come evento che, avendo impresso alla storicità lo slancio più vigoroso, risuona come residuale farmaco per l’anima (post-)europea, che è, ad un tempo, incorporata e riflessa dal progresso tecno-scientifico.

Emblematico, in questo senso, è il testo intitolato Problémy doby poevropské (Problemi dell’epoca post-europea), di cui il presente numero di Leussein offre per la prima volta la traduzione italiana.

È proprio alla fine di un percorso lungo il quale la problematizzazione della storia europea viene sotterraneamente alimentata da riflessioni sulla miticità e sul cristianesimo che Patočka, nel tentativo di individuare una nuova via di senso tra le macerie del crollo nichilista dell’Europa, enuclea la sua proposta fenomenologica.

Il mondo osservato da Patočka è all’apice di un processo di posteuropeizzazione, ossia di esportazione, e dunque consumazione e trasfigurazione della sostanza europea, processo originariamente manifestatosi e cristallizzatosi nella Terza Roma di Ivan IV. La cifra spirituale di tale stato di deuropeizzazione, di accecamento di quello sguardo sull’orizzonte totale che definisce la cura dell’anima e dunque orienta l’essere libero, risiede nel collasso del cristianesimo che, a sua volta, coincide con la folle assolutizzazione del mito cristiano del paradiso; in altre parole, con la realizzazione tecno-razionalista del mito apocalittico.

I tentativi di edificare il cristianesimo, la teologia, la prassi senza la metafisica sono una contraddizione in termini, se è vero, come ho tentato di mostrare precedentemente, che il cristianesimo non è possibile senza il mondo trascendente e quello, a sua volta, non esiste senza la metafisica.

La via d’uscita indicata da Patočka conduce alla definizione di una nuova metafisica. Non di una nuova tappa di quella metafisica che, proiettando l’eternità oltre i limiti del mondo vissuto ha condotto alla dominazione dell’interesse tecnocratico, bensì di una metafisica negativa, capace, in altre parole, di cogliere l’eterno nella filigrana del mondo in quanto mondo, a partire da cui si levano tutti i suoi concetti, tutte le sue formulazioni. Una metafisica, e dunque una fenomenologia del mondo naturale che, in quanto tale, non è mai, come possiamo leggere con nettezza in Přeskočení přirozeného světa (Oltrepassamento del mondo naturale)* , riflessione soggettiva nell’ambito del cogito, riflessione sull’atto.

Concludendo questo lavoro, desidero innanzitutto rivolgere un sentito ringraziamento al dott. Luca Sinibaldi, con il quale un anno fa abbiamo ideato questo numero speciale di Leussein e, che nel corso di questi mesi ha garantito alla cura dei testi un contributo prezioso e necessario, rivelando, inoltre, un interesse e un’attenzione sempre crescenti nei confronti opera patočkiana. Estendo, dunque, i miei più sinceri ringraziamenti al dott. Benedetto Coccia e al dott. Gianluca Sacco, i quali hanno sin da subito offerto fiducia a questo progetto patočkiano, manifestando entusiasmo nei confronti delle tematiche emergenti dall’opera di Jan Patočka e mostrandosi, dunque, disponibili a promuovere e sostenere la ricezione italiana del filosofo boemo.

Altrettanto sentiti, e a nome di tutta la redazione, sono i ringraziamenti che rivolgo a tutti gli autori, che hanno risposto alla proposta della rivista con professionalità e impegno, riconoscendo dunque valore al progetto iniziale.

Tra questi, devo uno speciale ringraziamento: al prof. ing. Ivan Chvatik, direttore dell’Archivio Patočka di Praga, per averci concesso la possibilità di pubblicare in anteprima, nella lingua italiana, il suo intervento su Platone discusso in occasione della quarta Conferenza dell’Opo e per aver permesso, ancora una volta, la realizzazione di questo lavoro con l’ausilio di tutto il necessario materiale umano e scientifico; al dott. Francesco Tava, per aver gentilmente offerto, nella fase conclusiva, alcuni indispensabili contributi alla revisione di alcuni testi.

Esprimo, infine, la gratitudine mia e della redazione alla dott.ssa Chiara Mengozzi per aver contribuito con estrema accuratezza alla revisione della traduzione del contributo del prof. Ondřej Švec.

Ringrazio, infine, tutti coloro che avevano mostrato interesse per quest’iniziativa ma che, per diverse ragioni, non sono riusciti a consegnare il loro contributo.

Praga, 16 marzo 2012

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* J. Patočka, Přeskočení přirozeného světa (Oltrepassamento del mondo naturale), in Přírozený svět a pohyb lidské existence (Il mondo naturale e il movimento dell’esistenza umana), III, a cura di I. Chvatík, Archivní Soubor (Materiale d’Archivio), Praha, 1980, pp. 282-288,