Le mondine Cisl tra Salerno e Novara: un episodio sconosciuto del “miracolo economico” (1957-1967)

Società senza rischio?
Bianchi

1. Negli anni ’50 e ’60 la Fisba(la Federazione Cisl dei salariati e braccianti agricoli) di Salerno organizzava ogni anno, tra giugno e luglio, assieme alle Federazioni Fisba di Novara, Vercelli e Pavia e in accordo con le imprese, un’imponente trasferimento di lavoratrici agricole dal Sud al Nord del Paese per la “campagna della monda”: una delicata e faticosa fase di lavorazione del riso che durava 4-5 settimane finite le quali le donne tornavano a casa con due preziosi doni per le famiglie: una piccola somma di denaro e un sacco di riso.

Si trattava di una vera e propria epopea, che coinvolgeva decine di migliaia di lavoratrici (dette appunto “mondariso” o più semplicemente “mondine”) e centinaia di imprese, al confine tra storia delle donne, storia sindacale e storia economica e sociale e che terminava nei primi anni’70 con l’avvento della meccanizzazione: un’epopea oggi quasi dimenticata se non nella memoria personale dei protagonisti di allora: le mondine e i sindacalisti della Cisl di Salerno e Novara

Trattandosi di materia ancora in attesa di sistemazione scientifica[1]è possibile oggi ricostruire la vicenda solo con l’aiuto di alcune tesi (universitarie e sindacali) basate su fonti dirette scritte e su interviste orali oltre che su letteratura d’epoca.[2]Si tratta di un tema in pratica sconosciuto, della storia sindacale italiana Cisl ma ha anche interessanti risvolti d’attualità toccando un questione non solo storiografica ma di politica sindacale, ancor oggi di vivo contrasto tra Cisl e Cgil: la possibilità e/o la legittimità o meno di un doveroso (per la Cisl) o di un improprio (per la Cgil) ruolo attivo e diretto del sindacato nell’attività di collocamento della manodopera.[3]

 

 

2. Prima di passare alla vicende delle mondine salernitane occorrono però almeno due premesse. La prima è sul particolare momento storico in cui la vicenda si inserisce: si era nel ventennio del grande sviluppo italiano (1948-68) e, insieme, della prima, benemerita, fase della Cassa per il Mezzogiorno, l’Ente che in pochi anni (dal 1950 al 1962) modificava radicalmente un paesaggio meridionale da secoli immutato e, sotto la spinta di grandi opere infrastrutturali, imponenti investimenti in bonifiche, forestazioni, servizi pubblici essenziali (trasporti, sanità, luce, acqua, fogne…), dava avvio ai primi tentativi di industrializzazione.[4]Un  cambiamento che investiva in profondità la vita delle popolazioni meridionali, a cominciare da quella delle lavoratrici agricole.

Erano anche, inoltre, gli anni della seconda, grande emigrazione italiana: dalle campagne alle città, dal Sud al Nord, dall’Italia all’estero… un fenomeno imponente anche nel Salernitano. Erano infine gli anni delle grandi speranze collettive e individuali, in cui tutto sembrava possibile: nelle interviste fatte alle mondine di allora emerge ad esempio in tutte la grande voglia che avevno di riscatto, di cambiamento, di  miglioramento personale e familiare nell’idea che il grande Sviluppo in atto (il Pil cresceva al 5-7% annuo) potesse farle finalmente uscire dall’antica miseria e arretratezza.[5]



[1]Sulla storia della Fisba Cisl c’è solo A.Carera, V. Saba (a cura di), Dal bracciante di massa all’operaio agricolo. Documenti di esperienza sindacale 1948/1963, voll. I-III, E.Lavoro, Roma 1981; sulla Cisl nel Sud solo AA.VV., Il Mezzogiorno nell’esperienza storica della Cisl,Atti del Convegno regionale di studio (Vietri sul Mare 5-7 settembre 1979), in “Quaderno 9 Cisl Campania”, 1980; sulla Cisl di Salerno Aa.Vv., 50 anni di Cisl salernitana (1950-2000), Ed Cisl, Salerno 2000: ma in tutti solo brevi accenni alle mondine e ai fatti evidenziati nel presente saggio.

[2]Questi lavori, basati sulle “Carte Fisba” dell’Archivio Storico Nazionale Fai di Roma, sono: Caterina Santese, Azione e organizzazione del sindacalismo agricolo Cisl a Salerno negli anni ’50 e ‘60: braccianti e mondine, tabacchine e impiegati, tesi in Scienze politiche, “LUSPIO”, Roma, a.a.2012-13; Giovanni Longobardi,Esperienze contrattuali e relazioni sindacali in agricoltura a Salerno (1959-1977), tesi in Scienze politiche Libera Università “S.PioV”, Roma a.a.2003-2004; Francesco Di Riso, Documentazione contrattuale in provincia di Salerno nel settore agricolo, elaborato finale del Corso nazionale contrattualisti Fisba, 1990-91 (tutor Giovanni Graziani). A loro va un sentito ringraziamento.

[3]Sulla storica divergenza tra Cisl e Cgil nel concepire il collocamento vedi  L.Zoppoli, Sindacati e collocamento dal dopoguerra alla fine degli anni’60, in “Annali della Fondazione G.Pastore”, XII,1993, pp.234-262. Sulla questione viva ancora oggi: M.D’Alessio, Evoluzione del collocamento e mercato del lavoro in Agricoltura, in “AE”, n.12/2012, pp.13-47. 

[4]S.Cafiero, Questione meridionale e unità nazionale (1861-1993), La Nuova Italia scientifica, Roma 1996 e Id.,Storia dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1993), P.Lacaita, Bari-Roma 2000; P.Bevilacqua, Breve storia dell’Italia meridionale dall’Ottocento ad oggi, Donzelli, Roma 2005.

[5]Le testimonianze delle mondine in Santese e Longobardi, op.cit; sul clima nel Paese vedi Gabrielli P, Anni di novità e di grandi cose. Il Boom economico tra tradizione e cambiamento, Il Mulino, Bologna 2011.