La strategia del discorso di Veltroni

Conflitto e democrazia
Giansante

 

1.  Alla ricerca del livello strategico del discorso

Obiettivo della ricerca è indagare il livello strategico del discorso di Veltroni. Oggetto della nostra analisi sono tutti gli interventi nei programmi di approfondimento politico televisivo del leader nel corso dei 40 giorni antecedenti la consultazione elettorale del 13 e 14 aprile 2008.

La scelta è motivata dalla natura del corpus, infatti, come scrive Cienki per un analogo materiale relativo alla campagna per le presidenziali americane del 2005, il dibattito televisivo costituisce un esempio di un tipo di discorso che possiamo considerare rappresentativo del livello sopraindividuale, in questo caso di quello elaborato per costruire modalità strategiche per la rappresentazione verbale dei temi della campagna (Cienki, 2008 p. 244).

Il corpus si presenta pertanto particolarmente adatto al nostro fine. Un’ulteriore conferma in tal senso deriva dall’arco temporale prescelto: gli interventi hanno luogo negli ultimi quaranta giorni della campagna[1], pertanto possiamo assumere che in questo periodo i candidati stessero reiterando gli elementi dell’argomentazione sviluppati per dare corpo alla strategia comunicativa della campagna elaborata in precedenza (Cienki, 2008, p. 244).

Per poter accedere al livello strategico del discorso abbiamo ipotizzato di poterlo assumere come largamente coincidente con quello della ripetizione. Abbiamo pertanto adottato un metodo di ricerca a due fasi. La prima è stata realizzata utilizzando un approccio statistico-testuale e in particolare attraverso l’utilizzo del software TaLTAC2[2]. In questo modo è stato possibile individuare le occorrenze più frequenti e i segmenti ripetuti con più alti indici di significatività, ovvero le parole e i segmenti di discorso che vengono ripetuti più spesso. Analizzare gli elementi che vengono proposti con maggiore frequenza e con minore variabilità, ovvero le frasi che vengono ripetute in maniera (pressoché) identica, ci permette di isolare gli elementi che costituiscono la sintesi del processo di elaborazione strategica superindividuale e di isolarli dalla contingenza retorica della produzione del discorso.

Dopo aver individuato il livello strategico della ripetizione lo abbiamo analizzato facendo riferimento agli strumenti di analisi sviluppati nell’ambito della Metaphor Analysis. Le tecniche utilizzate per l’individuazione delle metafore sono quelle che si richiamano agli studi sulla Conceptual Metaphor Theory di Lakoff e Johnson (1980).

La scelta di questo secondo livello di analisi è dovuta non solo all’attualità del dibattito sulla metafora in ambito politico e scientifico[3] ma anche a ragioni legate alla natura stessa della metafora. Ai fini del nostro lavoro è interessante sottolineare due caratteristiche della metafora. La prima concerne la capacità di mediare fra gli aspetti razionali, tipici dell’argomentazione politica e quelli emotivi della narrazione. Come fa notare Charteris-Black (2005, p. 13), la metafora è un’importante caratteristica del discorso persuasivo perché media fra i mezzi di persuasione consci e quelli inconsci, fra la cognizione e l’emozione

Il suo significato appare ancora più rilevante in considerazione della rivalutazione del ruolo delle emozioni nella persuasione politica (Westen, 2009). Il secondo elemento distintivo che intendiamo mettere in luce è la natura cognitiva della metafora. Negli ultimi trent’anni le scienze cognitive hanno proposto una teoria alternativa a quelle che intendevano la metafora come strumento linguistico. La metafora, infatti, non è uno strumento semplicemente decorativo del linguaggio, una figura dell’immaginazione poetica, un artificio retorico. È invece un modo di rappresentare e organizzare il nostro mondo (Lakoff e Johnson 1998). La sua potenza deriva dalla capacità di descrivere un concetto astratto nei termini di un altro concetto, concreto. La metafora permette dunque di mettere in luce alcuni aspetti di un concetto e di occultarne altri. In tal senso gioca un ruolo di particolare importanza nel discorso politico per la sua capacità di strutturare il modo in cui pensiamo. In tal modo, la metafora svolge un ruolo cognitivo, come aveva già riconosciuto Aristotele.

Il terzo elemento che abbiamo inteso mettere in luce è la costruzione narrativa della campagna. Come abbiamo fatto per Berlusconi procediamo a scomporre il discorso negli elementi narrativi principali che formano la struttura della fiaba secondo la morfologia di Propp. Per ciascuno di questi elementi provvederemo a mettere in luce gli elementi salienti da un punto di vista strategico per poi concludere sottolineando le specificità della strategia di Veltroni.

Tale scelta è motivata da considerazioni sull’efficacia della narrazione in ambito politico (Perelman e Tyteca 1966; Geninasca 2001; Pleh 2003; Van Zoonen 2004; Lakoff 2009) e in generale nei processi di costruzione delle identità collettive e al fine di garantire lo sviluppo di una comunità o di un attore collettivo (Sewell 1992; Somers 1992; 1994; Carr 1997; Ginsburg 1989).

Un’ultima notazione riguarda le convenzioni adottate nel testo: indicheremo in corsivo le citazioni a livello di forme (parole così come sono state pronunciate) delle unità lessicali, mentre inseriremo fra virgolette caporali («sinistra») le citazioni che indicano il lemma di una parola (il termine così come lo troviamo nel dizionario, cioè l’insieme delle occorrenze nelle varie flessioni es. sinistra, sinistre). Il numero delle occorrenze, ovvero il numero che indica quante volte una parola viene ripetuta nel discorso è indicato invece tra parentesi quadre: sinistre [3] «sinistra» [232].

2.  La rottura dell’equilibrio: il Paese che si ferma

La narrazione di Veltroni prende il via con la descrizione della situazione di disagio che caratterizza l’Italia [163], non a caso la prima occorrenza significativa nel lessico del candidato del Partito Democratico. Insieme a Paese [88]è il soggetto a cui Veltroni si riferisce con maggiore frequenza ed è il protagonista di un’attenta descrizione che costituisce la rottura dell’equilibrio iniziale della storia. Sebbene si tratti di lemmi che è normale e lecito aspettarsi in un corpus di tipo politico (Bolasco 2006), non è altrettanto banale l’utilizzo che ne viene fatto.

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[1] Il corpus è costituito da circa 46mila parole, pronunciate nel corso di dieci partecipazioni a trasmissioni di informazione elettorale. Le partecipazioni sono così distribuite: due su Rai Uno (entrambe a Porta a Porta), tre su Rai Due (Tg2 Punto di vista, Conferenza Stampa e L’intervista), due su Rai Tre (Primo Piano e teleCamere), una sulle reti Mediaset, a Matrix, su Canale 5 e due su La7 (Otto e mezzo eLe invasioni barbariche).

[2] Un’interessante introduzione allo strumento e al significato statistico degli indici di significatività è contenuta nel lavoro di Luca Giuliano, Il trattamento del testo con TALTAC, disponibile all’indirizzo internet: http://www.ledonline.it/ledonline/giuliano/giulianoanalisiautomatica4-5.pdf. Per un’applicazione dello strumento al linguaggio di Berlusconi vedi Bolasco 2006.

[3] Si veda per esempio il lavoro di Lakoff (2006).