La clinica psicoanalitica e l’ordine simbolico del XXI secolo.

Desiderio, società, politica
Sabbatini

 


 


1. Soggetto e temporalità


Parlare di soggetto contemporaneo, in psicoanalisi, comporta due opzioni precise:


1.      La psicoanalisi si occupa essenzialmente del soggetto, non dell’Io o del Sé. Per  Lacan, ad esempio, il soggetto vero è il soggetto dell’inconscio che si contrappone all’Io cosciente.


2.      Il soggetto è un’istanza storica, dipendente dal tempo. Per cui, nella contemporaneità, si dà un soggetto con caratteri specifici e problemi specifici,  tali da distinguerlo dal soggetto che si è presentato in altre epoche.


 


Un primo assunto di base di Lacan è il legame antideterminista tra soggetto e temporalità. Il soggetto trascende la sua localizzazione spazio-temporale, non è un oggetto tra gli oggetti del mondo, “un tavolo o una sedia”. Se la vita umana si svolge dal passato verso il futuro, non così l’esistenza del soggetto. Compito dell’analisi è riscrivere la storia del soggetto, come storia della parola rivolta all’Altro: il peso schiacciante del passato può essere alleggerito, le sue conseguenze non sono irreversibili, si può dare un nuovo senso a ciò che è già stato, la propria vita si può riscrivere come un testo inedito. Lacan parla di assunzione della propria storia: l’analisi è un processo di soggettivazione che trasforma le tracce del passato  e ne fa qualcosa di diverso e di vitale. È palese l’ispirazione esistenzialista: la famosa tesi di Sartre, l’uomo è ciò che si fa di ciò che gli altri hanno fatto di lui, potrebbe essere sottoscritta da Lacan.


 


 


2. Un secondo assunto di Lacan: l’Altro preliminare al soggetto


Un secondo assunto di Lacan è la dimensione transindividuale, sociale del soggetto. Il soggetto per Lacan nasce nel campo dell’Altro. Che vuol dire? Vuol dire che parla la lingua dell’Altro, si nutre del cibo dell’Altro, acquisisce abitudini e tradizioni che lo precedono. Insomma il soggetto è immediatamente sociale, la sua realtà non è definibile al di fuori del contesto umano nel quale nasce.


La natura sociale del soggetto è un presupposto già in Freud, nel problema del simbolismo ad esempio, come nelle diverse versioni che mano a mano declina dell’Io e delle istanze che lo compongono, Io ideale, Ideale dell’Io e Super-io. La determinazione del soggetto umano è fin nelle viscere  culturale e sociale: non a caso Freud distingue accuratamente istintualità di tipo animale dalla pulsione, la cui dinamica e le cui peripezie sovvertono ogni schema prefissato.


     Così Lacan può affermare già nel 1946, sette anni prima dell’inizio del suo insegnamento, nel suo Tempo logico, che “il collettivo è il soggetto dell’individuale”. Lacan si oppone alla riduzione della psicoanalisi a una psicologia individuale, a una visione meccanicistica e monadica del soggetto. Si rifà piuttosto alla grande tradizione della sociologia francese, per asserire che il simbolico è la struttura sottostante al sociale, che la natura dell’uomo è immediatamente sociale e simbolica.


     Il simbolico è la struttura che determina il soggetto. È una delle affermazioni più note di Lacan: “l’inconscio è strutturato, come un linguaggio”. L’inconscio di Freud è strutturato come un linguaggio dei grandi linguisti a cui si rivolge Lacan, da de Saussure a Jakobson. C’è un filo che parte dalla polemica tra Freud e Jung sul simbolismo e arriva allo strutturalismo di  Lacan via linguistica (Saussure e Jakobson)  e antropologia (Durkheim, Mauss, Lévi-Strauss). Quel concetto di struttura nasce in ambito matematico e lo si deve al gruppo Bourbaki.


 


 


3. Un nuovo ordine simbolico?


     Ecco perché pensare i cambiamenti del sociale come cambiamenti dell’ordine simbolico.  


     Cosa vuol dire allora parlare di nuovo ordine simbolico nella nostra epoca?  I cambiamenti sopravvenuti nella contemporaneità, così vistosi a livello sociale  e registrati con tanto acume da sociologi e filosofi, penso a Lyotard, a Bauman, a Lipovetsky, cosa hanno modificato dell’ordine simbolico? Siamo oggi veramente di fronte a una trasformazione epocale oppure siamo noi stessi perplessi, smarriti, inquieti di fronte all’avvenire e quindi catturati da una nostalgia del passato che ci fa leggere come cruciali dei mutamenti che di fatto sono fisiologici e appartengono a tutte le epoche storiche?


      C’è una convinzione condivisa[1] che in pochi decenni saremmo passati da una società ancora autoritaria malgrado le vesti democratiche, alla spinta alla trasgressione, per arrivare infine alla società postmoderna, ipermoderna. L’oggetto di godimento oggi prevarrebbe sull’ideale. La tirannia dell’oggetto di consumo, dell’oggetto plusgodere, si imporrebbe al soggetto desoggettivandolo, lasciandolo senza storia, senza ‘mito individuale’ o grande racconto che lo accoglie, senza scopi, nell’erranza di fronte alla perdita di tradizione e di trasmissione simbolica, in un mondo senza riferimenti credibili, senza una legge riconosciuta e fondante. Chi si spinge più in là in questa disamina parla di una sorta di forclusione generalizzata che costringe a rivedere le categoria sociologiche e cliniche.


 
 
4. Discorso capitalista e discorso del padrone
Al disorientamento, alla dispersione, alla mancanza di riferimenti tipici della società contemporanea le istituzioni preposte rispondono con  la ricerca di tecniche sempre più rigorose di controllo e di meccanizzazione del soggetto, che con le miglior intenzioni vorrebbero ricondurre a una pretesa normalità gaussiana la particolarità sintomatica. Come se le democrazie occidentali avessero semplicemente civilizzato, attenuato, l’impulso di classificare, regolare, gestire, prevedere, manipolare il soggetto umano, che aveva trovato nell’ordine di ferro dei totalitarismi del XX secolo l’espressione tragica compiuta.

 


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[1]In quanto taleuna convinzione condivisa è sempre un po’ sospetta, soleva ripetere il Lacan entusiasta degli anni cinquanta.