L’Opinione publica nella "Filosofia del diritto" di Hegel

Linguaggio e potere
Tortorella

 


 


All’interno dei Lineamenti di filosofia del diritto Hegel dedica i paragrafi 315-318 alla trattazione dell’opinione pubblica, descrivendo in modo lucido e acuto quel fenomeno che lo stesso autore giudica ambivalente e che merita perciò di esser tanto apprezzato quanto fermamente criticato[1]. Sebbene l’esiguo spazio ad essa riservato possa far credere che si tratti di un aspetto marginale e trascurabile del pensiero dell’autore, l’intento di questo breve saggio è quello di mostrare non solo come Hegel ne delinei un quadro complesso e sfaccettato, ma soprattutto come l’opinione pubblica possa costituire una proficua chiave di accesso al nucleo della teoria politica hegeliana. Rivelatore di tale centralità risulta innanzitutto il fatto che Hegel si occupi dello statuto dell’opinione pubblica all’interno della sezione dedicata al potere legislativo, il quale sovrintende agli affari generali e presiede, attraverso la mediazione degli Stände, al compito di raccordo tra la società civile e lo stato, cosicché l’opinione pubblica si colloca nel cuore della struttura dello spirito oggettivo. Non a caso infatti si vedrà come tale nozione sia caratteristica della modernità, rappresentandone proprio uno dei tratti costituitivi, e chiami in causa i nodi teorico-politici più rilevanti nella riflessione hegeliana, quali il ruolo conferito alla soggettività e alla libertà individuale, lo spazio riservato alla rappresentanza degli interessi particolari, e di conseguenza la demarcazione tra ambito pubblico e privato, nonché il potere conferito alla volontà dei cittadini e il processo di formazione della soggettività politica. Se l’opinione pubblica ha allora una natura anfibia a causa delle contraddizioni che la attraversano, poiché in essa “verità e errore sono uniti in modo immediato”[2], l’origine di tale ambiguità deve essere ricondotta alla stessa polivalenza che contraddistingue il concetto di popolo[3]: dal momento che quest’ultimo è infatti da una parte moltitudine, volgo e massa amorfa, perciò ondivago e volubile, dall’altra comunità politicamente costituita, fondamento del potere statale, l’opinione pubblica risulterà tanto un inganno quanto una risorsa a seconda che sia espressione del popolo in un senso o nell’altro. Il doppio filo che lega pertanto Volk e Öffentliche Meinung permette allora di individuare quest’ultima come cartina al tornasole della concezione hegeliana del potere, in quanto, a partire dalla lettura che se ne offre, si può sostenere un’immagine del pensatore allo stesso tempo democratico, liberale o addirittura statalista e autoritario.


L’opinione pubblica era all’epoca di Hegel una realtà ampiamente riconosciuta in tutta Europa e si era progressivamente affermata in maniera differente a seconda dei singoli contesti storico-politici. Esito delle trasformazioni dovute all’economia politica, alle istituzioni familiari tipicamente moderne e infine alla stampa e alla diffusione di luoghi di cultura ad ampio accesso, essa si presenta come una “sfera dei privati riuniti come pubblico”[4]e si colloca nel campo di tensione tra stato e società civile, in quanto spazio che si genera dall’ambito privato, ma che rivendica un ruolo critico, politico e di mediazione tra il potere pubblico e la sfera sociale. Attento osservatore dei cambiamenti del proprio tempo, Hegel non solo aveva ben presente tale accadimento, ma ne aveva avuto esperienza diretta in qualità di redattore di riviste e autore di saggi, nei quali prendeva apertamente posizione in merito all’attualità del dibattito politico, facendo più volte esplicito riferimento all’“opinione pubblica e alla voce popolare”[5]. Nei Lineamenti il discorso hegeliano perde i suoi accenti pamphlettistici e polemici, dal momento che il tema è affrontato da un punto di vista filosofico-speculativo, con l’intento cioè di comprendere lo statuto dell’opinione pubblica in quanto momento afferente alla struttura razionale dello stato.



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[1]              G.W.F. Hegel, Grundlinien der Philosophie des Rechts, in Werke, Frankfurt a. M., Suhrkamp, Bd. 7, trad. it. Lineamenti di filosofia del diritto, Roma-Bari, Laterza, 2005, §§ 315-318, pp. 250-252.



[2]              Ibidem, § 317, p. 251.



[3]              In particolare Hegel parla del popolo Ibidem, § 279, pp. 224-227 e §§ 302-303, pp. 242-244. Vedi ancheHegel, Über die englische Reformbill, in Werke, cit., Bd. 11, trad. it, Sul progetto inglese di riforma del diritto elettorale, in Scritti storici e politici, Roma-Bari, Laterza, 1997, pp. 285-286, e Verhandlungen in der Versammlung der Landstände des Königsreichs Württemberg, in Gesammelte Werke, Hamburg, Meiner, 1990, Bd. 15, trad. it. Recensione agli “Atti dell’assemblea degli stati del Württemberg”, in Scritti storici e politici, cit., pp. 118 e 165 ss. Per una chiara e precisa discussione del concetto di popolo e della sua sovranità in Hegel, si rimanda a J.-F. Kervégan, L’effectif et le rationnel, Paris, Vrin, 2007, pp. 263-310 e a G. Jarczyk, P.-J. Labarrière, Le syllogisme du pouvoir, Paris, Aubier, 1989.



[4]              J. Habermas, Strukturwandel der Öffentlichkeit. Untersuchungen zu einer Kategorie der bürgerlichen Gesellschaft, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1990, trad. it. Storia e critica dell’opinione pubblica, Roma-Bari, Laterza, 2006, p. 33. L’autore dedica alcune pagine anche a Hegel (ibidem, pp. 136-141) evidenziando come la nozione hegeliana di opinione pubblica assuma un significato negativo in quanto è ridotta a credenza soggettiva ed è privata del valore che essa aveva maturato come “principio dell’illuminismo e come sfera della ragione che si realizza”. La posizione di Habermas sembra tuttavia operare una forzatura in un’unica direzione, in quanto schiaccia l’opinione pubblica sulla società civile, non considerando adeguatamente che essa è trattata da Hegel all’interno del potere legislativo e che pertanto esercita una funzione anche nell’ambito dello stato.



[5]              Hegel, Sul progetto inglese,  cit, p. 250.