L’intelligenza umana nella sua irriducibile complessità

Lo sguardo di Cassandra
Trupia

Le derive dell’Intelligenza Artificiale e il ruolo della psicologia

Una ricostruzione storiografica e alcune considerazioni di prospettiva

 

Cosa non ci attende

L’ultima novità è il download della mente. Richard A. Andersen, richiamato in un articolo di Gary Stix, mette però le mani avanti. “Sappiamo veramente poco dei circuiti celebrali coinvolti nei processi cognitivi superiori.” i

Il termine ‘superiore’ merita una puntualizzazione.

Per i riduzionisti o fisicalisti dell’umano – quasi tutti – significa ipercomplesso: centomiliardi di neuroni che nel funzionamento cerebrale si combinano e ricombinano in una rete di relazioni pressoché infinita. Per i non riduzionisti - John Searle, Raimund Popper, Pierre Changeux, Roger Penrose - i più noti, ‘superiore’ indica una differenza qualitativa, una diversità radicale dei processi cosiddetti mentali rispetto a quelli cerebrali. I riduzionisti, al contrario, ritengono che sia questione di tempo. Il progresso risolverà il problema della ipercomplessità cerebrale e mentale, nel presupposto che il cervello è il luogo esclusivo delle facoltà umane superiori. Hanno riformulato, non dichiarandolo, l’onesto scetticismo comtiano, e il poco convinto “ignoramus et ignorabimus” del giuramento di Emil Dubois Reymond in un fideistico e fondamentalmente metafisico “ignoramus sed sciemus” .

Le magnifiche sorti e progressive sono una costante presenza nella prosa dei riduzionisti già dal sottotitolo dell’articolo che abbiamo appena citato. “Nuove tecnologie ci fanno pensare che un giorno potremo […] ma gli ostacoli da superare sono tanti e richiedono progressi fondamentali […] una tecnologia tutta da inventare […]. Svelare il codice neurale è una delle grandi sfide […] sarà forse una via maestra per comprendere la coscienza.” ii Equivale a: il codice neurale è tutto. E anche questa è una posizione metafisica, nel senso che i riduzionisti danno al termine. Sappiamo però che il codice neurale non è in grado di disambiguare la semplice espressione ‘rosa dei venti’, se si tratti del diagramma dei venti atmosferici, di una rosa-fiore, di una rosa simbolo di un sodalizio detto I Venti, di quel gruppo golpista del tenente colonnello Amos Spiazzi, con base a Verona, di una rete di spacciatori di droga che operava da Novoli a Porto Cesareo, di quella trattoria sulla spiaggia di Anzio o dei moltissimi altri significati attuali e possibili dell’espressione ‘rosa dei venti’.

L’intelligenza umana disambigua all’istante questo ventaglio semantico e non per una superiore potenza di calcolo, ma per il fatto che per ognuna di esse riesce con prontezza ad attivare la platoniana metessi, il rapporto tra il nome di un’esistente fattuale e la sua trascendentale essenza.

Nella pubblicistica corrente sullo human understanding si mettono regolarmente in campo ricerche in corso o appena concluse in qualche parte del mondo ricavando da esse certezze sulla soluzione della complessità della mente umana e sulla sua possibile replica meccanica oggi o domani.

L’articolo che abbiamo citato ricorda il lavoro di Henry Markran, della Ècole Politecnique Fédérale di Losanna ove dirige un Blue Brain Project che simula sui computer più potenti oggi disponibili il funzionamento del cervello a livello molecolare. Giunge alla solita conclusione che con computer “mille volte più potenti dei super computer disponibili attualmente […] assisteremo a una rivoluzione concettuale con grandi implicazioni sulle nostre concezioni della realtà.” iii

Anche John P. Donoghue della Brown University all’MIT, è decisamente ottimista. Pur consapevole che è impossibile oggi replicare tutte le connessioni attivate da ciascuna cellula cerebrale, prevede che nei prossimi cinque anni saranno realizzate interfacce cervello-macchina, per attivare volontariamente protesi come gambe e braccia. Il presupposto implicito è però ben più ampio: che il livello di tutta la sfera del volontario, oltre lo psichico, sia riducibile al funzionamento del cervello in quanto sede primaria ed esclusiva della mente.

Donoghue pensa a un’interazione cervello macchina che “permetterebbe agli educatori di capire qual è il metodo didattico migliore per i bambini e stabilire quando applicare una particolare tecnica pedagogica […] potrete costruire un programma didattico progettato per consentirvi nel più breve tempo possibile di far acquisire certe facoltà […] un cervello trasformato in lettore di una scheda di memoria.” iv

La complessità della mente non è soltanto combinatoria

Il fatto è però che la ricezione, l’ordinamento sintattico secondo relazioni logiche e la messa in memoria degli input informativi esterni è sì attività cerebrale, ma non esaurisce la funzione cognitiva dell’individuo cerebrato. Basta tener presente certe patologie originate dalla perdita di una facoltà naturale ma non esclusivamente cerebrale quale la ipermnesia, ricordare tutto senza riuscire a selezionare ciò che interessa bloccando il resto. Selezionare, ritenere, riformulare rientrano nella sfera delle facoltà mentali superiori.

C’è qui una componente volontaria di decisione e di scelta. Nell’ipermnesia può agire una componente emotiva, la paura di non aver disponibile in futuro un’informazione necessaria o un qualcosa di materiale che ci potrà tornare utile. Fu la sindrome di Lady Clementine, signora Churchill, che viaggiava con un baule al seguito e non era mai tranquilla.

Questa selezione di informazioni e di commodities è il filtro più elementare a un influsso soverchiante dell’ambiente. Altri, ben più complessi, sono necessari per non soccombere al contesto.

Prendiamo l’epoché, di particolare rilevanza per il nostro ragionamento. Si tratta di accantonare quel saputo sul fenomeno da indagare che potrebbe ostacolare la visione del nuovo, lo “sfidante” nelle parole di Arnold Gehlen.

S’impone, intanto, una scelta preliminare tra l’epoché sistematica di Pirrone di Èlide, coerentemente accompagnata da afasia, apatia, atarassia, e l’epoché metodica di Cartesio e di Husserl. Questa è selezione intenzionale e strumentale all’acquisizione del nuovo.

Occorre allora posizionarsi in un punto d’equilibrio tra l’estremismo pirroniano e quell’affezione di ogni ricercatore che gli fa preservare quei dati a cui tiene, quali, ad esempio, quelli del proprio orizzonte cognitivo e culturale, i suoi presupposti epistemologici, quegli assiomi, anche impliciti, che caratterizzano e fondano il suo programma di ricerca.

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i Gary Stix, Il download della mente. Nuove tecnologie fanno pensare che un giorno potremo caricare informazioni nel cervello da periferiche esterne. Ma gli ostacoli da superare sono tanti e richiedono progressi fondamentali, In <Le Scienze>, Gennaio 2009

ii Ibidem, pp. 50, 51

iii Ibidem, p. 52

iv Ibidem p. 53