Introduzione

Linguaggio e potere
Li Vigni

 


La Scuola di Roma dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha avviato le sue attività nel gennaio 2012. Essa è nata grazie all'iniziativa di alcuni membri del comitato scientifico dell'Istituto - Massimiliano Biscuso, Marco Ivaldo, Fiorinda Li Vigni, Geminello Preterossi, Paolo Vinci -, cui si sono affiancati i membri dell'associazione di Studi Umanistici  Leussô, Benedetto Coccia, Gianluca Sacco e Luca Sinibaldi.La realizzazione delle iniziative è stata resa possibile anche dall'Associazione culturale Mores, che ha generosamente messo a disposizione i fondi necessari al rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno per i professori ospiti  e, soprattutto, all'erogazione di un certo numero di borse di studio, al fine di consentire a giovani laureati non residenti a Roma di prendere parte a seminari e lezioni.


 


Obiettivo della Scuola di Roma, secondo la più che trentennale tradizione dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è quello di proporsi non solo come attività  di alta formazione, ma anche come spazio di aggregazione e punto di riferimento per studiosi, giovani ricercatori e insegnanti della scuola media secondaria. È in tale prospettiva che, in questo primo anno, preoccupazione costante della Scuola di Roma è stata quella di attirare e di fare spazio a giovani borsisti, i quali hanno avuto modo di prender parte alle iniziative presentando pubblicamente le loro ricerche e, in seguito, redigendo un protocollo dei seminari che è stato pubblicato sul sito della Scuola stessa (http://www.iisfscuoladiroma.it). Il passo ulteriore è stata l'elaborazione di contributi autonomi sul tema trattato quest'anno, il rapporto fra “linguaggio e potere”. Sono tali contributi ad essere qui pubblicati, insieme alle relazioni di alcuni dei professori ospiti - il prof. Mario Vegetti, il prof. Luigi Ruggiu, il prof. Jean-François Kervégan, la prof.ssa Anna Camaiti Hostert -, che hanno accettato generosamente di partecipare all'iniziativa.


 


Il numero della rivista che  qui si presenta è dunque caratterizzato dall'accostamento fra i risultati maturi di ricerche che si avvalgono di grande esperienza e di percorsi collaudati e fecondi di studi, per un verso, e di testi di giovani studiosi, per un altro verso. Giovani studiosi che qui sperimentano le loro attitudini e mettono alla prova le loro acquisizioni teoriche, rendendo conto anche dell'interazione fra i loro interessi e le riflessioni maturate nella partecipazione ai seminari.


 


Il tema del rapporto fra “linguaggio e potere” è affrontato nei contributi  qui pubblicati secondo una prospettiva duplice. In primo luogo si guarda alla storia della filosofia, con particolare attenzione al confronto fra Platone e i sofisti, all'intrecciarsi delle voci nell'ambito dell'idealismo tedesco –  Kant,  Fichte, Hegel -, o, infine, alla riflessione di Giacomo Leopardi. In secondo luogo, in vista di una sintesi fra tradizione filosofica e dibattito contemporaneo, il tema del rapporto fra linguaggio e potere è trattato anche in riferimento all'impatto delle moderne tecnologie sulla comunicazione di massa.


 


Vi è oggi, secondo un sentire comune, il bisogno urgente di ripensare il rapporto fra linguaggio e potere. In un primo senso per restituire alla parola, in un'epoca di “disattivazione della sfera pubblica” (Habermas), quella funzione discorsiva che esso sembra aver perduto, e fornire le basi a una “nuova retorica” dell'azione comune (Judt). In un secondo senso per sottrarci al progressivo imporsi di una “dittatura simbolica” (Zagrebelsky) che sta impoverendo e avvelenando il nostro linguaggio pubblico, per rompere “l'illusionismo allucinatorio” (Revelli) con il quale politica ed economia incantano le nostre coscienze, strette fra la difficoltà di intendere il presente e l'impotenza a immaginare qualcosa che vada oltre l'orizzonte attuale.