Il rischio come cornice culturale dell’incertezza

Società senza rischio?
Cerase


  1. La centralità del rischio

 


Perché il tema del rischio è così importante per comprendere le società contemporanee? Qualsiasi riflessione sulla società del rischio[1]e sul suo possibile superamento deve anzitutto misurarsi col fatto che questo concetto stia dominando l’orizzonte culturale e l’agenda del dibattito pubblico nelle società occidentali, fino a diventare un elemento di contesto in grado di influenzare un numero sempre più ampio di scelte individuali e collettive. Ed è inevitabile che qualsiasi tentativo di fornire una spiegazione di questo processo debba partire da una paradossale contraddizione: nonostante che in tutte le società industrializzate si registri un aumento delle aspettative di vita, un generalizzato miglioramento delle condizioni sanitarie, una diminuzione del conflitto sociale e dell’incidenza del crimine ci sentiamo sempre più assediati dalla paura di essere esposti a nuove fonti di rischio, che si traducono in una pluralità di strategie individuali e collettive volte a proteggerci da quest’ultimo e dunque in un significativo aumento della domanda di sicurezza.[2]Detto in altre parole, per comprendere la centralità del rischio è necessario andare oltre la pretesa oggettività delle minacce che sembrano incessantemente affacciarsi sulla scena sociale e tentare di comprendere le radici profonde di quest’ansia, che è diventata un tratto distintivo delle culture della tarda modernità[3]: il riconoscimento dell’importanza di questi temi ha condotto alla definizione di società del rischio, formula che non solo metaforicamente lega l’emergere del rischio al manifestarsi di una serie di conseguenze non volute dello stesso processo di modernizzazione, rendendo evidente l’esistenza di un vero e proprio lato oscuro del benessere.[4]



* * *


[Per la consultazione integrale dell'articolo, si prega di passare per la piattaforma di e-paper  della rivista]

* * *


[1]Beck U., La Societàdel Rischio: Verso una Nuova Modernità, Carocci, Roma, 2000 [1986].



[2]Questa paradossale tendenza è al centro del pensiero di autori come Bauman e Sofsky, che hanno a lungo insistito su questo aspetto nelle loro opere. Il concetto di sicurezza, analogamente a quello di rischio è stato declinato in una pluralità di definizioni diverse e per molti aspetti incompatibili tra loro. Ai fini di questo saggio, rielaborando sinteticamente il pensiero di Giddens e di Sofsky, si può definire la sicurezza come l’insieme delle strategie e risposte individuali e collettive messe in atto per ridurre il rischio, in altre parole per controllare condizioni di pericolo o di potenziale danno all’individuo, all’ambiente fisico e sociale, finalizzate al mantenimento di una condizione di “normalità” e di continuità “ontologica” della vita individuale e sociale. Cfr. Giddens A., Le conseguenze della modernità, ll Mulino, Bologna, 1994 [1990]; Sofsky W., Rischio e sicurezza, Einaudi, Torino, 2005, [2005]. Sull’aumento della domanda di sicurezza si veda anche Bauman Z., Paura Liquida, Editori Laterza, Roma – Bari, 2008 [2006].



[3][3]Lash, S., “Risk culture” in Adam B., Beck U., van Loon J. (eds.) The Risk Society and Beyond: Critical Issues for Social Theory. Sage, London, 2000 pp. 47-62.



[4]Beck U., op. cit. 2000.