Il potere lacerato. Note su linguaggio, Bildung e modernità politica nella "Fenomenologia dello Spirito".

Linguaggio e potere
Frilli

 


 


Con le seguenti osservazioni, intendo avanzare un'ipotesi di lettura del paragrafo sulla Bildung nella Fenomenologia dello Spirito di Hegel (Die Bildung und ihr Reich der Wirklichkeit, in Der sich entaeusserte Geist; die Bildung, secondo capitolo della sezione Geist[1]). Si tratterà, inevitabilmente, di annotazioni incomplete e parziali, a margine di una ricerca complessiva che sto avviando sul rapporto tra Hegel e la tradizione filosofico-politica moderna, a partire da Hobbes e Rousseau.


Il capitolo in questione, è noto, tematizza la dissoluzione della sostanza etica antica, che includeva la coscienza individuale in un ordine comunitario immediatamente visibile ed efficace. L'eticità antica non riusciva a contenere l'energia negativa della volontà, e ne demandava lo svolgimento alla memoria familiare: così facendo, coltivava in sé quella scissione tragica che ne sancisce infine il trapasso. La costellazione moderna è inaugurata nel momento in cui – dopo l'assolutizzazione del vincolo giuridico astratto nel mondo romano – l'ordine etico oggettivo viene a cadere, eclissando ogni legame intersoggettivo e spogliando la realtà di ogni significato intrinseco: della densità delle relazioni comunitarie, della pluralità discreta dei rapporti di potere – che ancora segnano tutta l'età di mezzo – non resta che il guscio vuoto, l'imposizione anonima di una esteriorità reciproca senza alcuna sostanza o ragione. Il potere, nel mondo moderno, può essere focalizzato nella sua essenza astratta, tanto come costrizione esteriore priva di ogni evidente legittimazione, quanto come capacità dell'individuo di impadronirsi del mondo, resosi disponibile proprio perché determinato solo dall'esteriorità e dall'assenza di relazione interna tra gli enti. Lo sforzo di Hegel consiste nel cogliere il linguaggio come elemento che, pur accompagnando e anzi rafforzando la reciproca estraneazione tra le coscienze – in quanto atto espressivo ed esteriorizzante, in grado di cementare e legittimare i rapporti di potere – pure veicola, a dispetto dei locutori, una mediazione interna, una istanza riflessiva, capace di reintegrare il tessuto di una relazione comunitaria ormai priva di appoggi sostanziali. Rovesciando e confondendo le sanzioni morali che puntellano il mondo dell'Ancièn Regime, il linguaggio dischiude, motu proprio, l'autonomia di una nuova ragione pubblica, monopolizzata dagli Illuministi e infine tradotta in pratica nel grande ed inquietante spettacolo del Terrore rivoluzionario. In questo fondamentale e contraddittorio passaggio della storia della coscienza si compiono le condizioni, ormai universalizzabili, della Bildung: di quella mediazione estraniante in forza della quale il singolo si rende conforme all'universale e al tempo stesso lo produce, essendosi reso indisponibile un ordine naturale che preceda e socializzi a priori gli individui.


 La suggestione che propongo è la seguente: il percorso che porta a compimento la Bildung della coscienza implica, in nuce, una storia dei concetti politici moderni, che ne evidenzia la co-implicazione e l'efficacia storica, mettendo a fuoco lo sviluppo unitario che sorregge fenomeni solitamente contrapposti - come l'Assolutismo e la Rivoluzione Francese[2]. Mi limiterò qui a saggiare questa ipotesi in merito a due punti: la dialettica di potere e ricchezza e il rapporto tra linguaggio ed uguaglianza.


 


I.              Potere e ricchezza .


 


 Lo scenario d'esordio della Bildung – ovvero, del Moderno – è posto da Hegel in questi termini:


 


Ciò tramite cui l'individuo qui ha valore e realtà effettiva è la cultura[3]. La vera natura e sostanza originaria dell'individuo è costituita dallo spirito dell'estraniazione dell'essere naturale[4].


 


 Nel mondo moderno l'esistenza sociale, politica e giuridica è un prodotto della volontà, non un dato naturale o tramandato: è il risultato di una negazione della propria determinazione immediata. Il variegato e plurale universo premoderno, nel quale la consuetudine e la fattualità mantengono un'immediata carica normativa, e nel quale anche il potere politico è un membro di una rete di relazioni e rapporti personali qualitativamente espressivi[5], perde ogni capacità integrativa: il dato primario è il movimento di realizzazione dell'individualità:


 


Questa individualità si coltiva e si forma [bildet] per com'è in-sé, e solo in questo modo essa è in-sé, e ha esistenza effettiva. La portata della sua realtà effettiva e della sua potenza [Macht] dipendono da quella della sua cultura.[6]


 


 La Macht in questione, che definisce il moto della Bildung, segnala l'aggancio hegeliano al tema (originariamente) hobbesiano del conatus e dello stato di natura: ad un orizzonte di individui irrelati ed univocamente dediti ad accrescere lo spazio della propria indipendenza, appropriandosi secondo ragione di tutto ciò che consenta loro di persistere in essere, ed interferendo con l'omologa impresa di tutti gli altri. Ridotta a teatro di scontro tra volontà contrapposte, la realtà sociale è svuotata di ogni significato qualitativo, e “si riduce perciò alla differenza inessenziale della grandezza, a una maggiore o minore energia del volere”[7]. Il potere è innanzitutto, hobbesianamente, oggetto neutrale del desiderio generalizzato, in quanto acquisizione crescente ed indefinita di forze e mezzi per sopravvivere. Perso ogni riferimento a limiti sostanziali e qualitativi, in grado di associare in vista di un ordine comune, la realtà effettiva (Wirklichkeit) degli individui pare consistere nell'incessante incremento della capacità indifferenziata di avere effetti (wirken) sulla realtà: in questo orizzonte, come scoprirà ben presto la coscienza, è impossibile distinguere potere e ricchezza[8].


 


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[1]       Facciamo riferimento a G.W.F. Hegel, La Fenomenologiadello Spirito, trad. it. a cura di Gianluca Garelli, Einaudi, Torino 2008 (d'ora in poi FdS).



[2]       Un risultato, insomma, assimilabile alla Begriffsgeschichte di R. Koselleck e confrontabile nella fattispecie con Id., Critica illuministica e crisi della società borghese, trad. it. Il Mulino, Bologna 1972.



[3]     La proposizione è tale da sottolineare tanto il portato descrittivo della Bildung – in quanto comprensione del legame socio-politico moderno – quanto l'energia normativa che la anima. Subito sotto leggiamo: “questa esteriorizzazione è perciò tanto scopo quanto esistenza dell'individuo stesso; e nel contempo è il mezzo, ovvero il passaggio sia della sostanza pensata nella realtà effettiva, sia viceversa dell'individualità determinata nell'essenzialità.”



[4]       FdS, p. 326.



[5]       Penso ad esempio a P. Grossi, L'Ordine giuridico medievale, Laterza, Roma-Bari 1999.



[6]       FdS, p. 326.



[7]       Ivi.



[8]       Si potrebbe dire, richiamando Marx (e Simmel), che il denaro – simbolo dell'indifferente accesso ad ogni bene – diviene l'unico medium di socializzazione, e viene a cadere la distinzione aristotelica tra economia e crematistica.