Il fenomeno del banditismo e lo Stato Pontificio nel XVI secolo

Desiderio, società, politica
Martelli

 


Con i termini brigante e bandito si suole indicare spesso la stessa figura, di modo che brigante diviene sinonimo di bandito. Dalla lettura delle definizioni risulta che il brigante è colui che vive fuori legge compiendo rapine a mano armata e taglieggiando le persone e la proprietà privata; brigare, inoltre, significa mettersi nella lotta, combattere. Una differenza sostanziale che emerge è che se entrambi commettono atti criminali, il bandito commette, frequentemente, anche omicidi. Il termine bandito deriva anche da bandire, mettere al bando, ossia esiliare. Infatti,nel Cinque e Seicento, bandito era definito soltanto colui che, in seguito ad un reato commesso, veniva colpito dal bando. Comunemente però si utilizzava il vocabolo in una accezione più ampia, che comprendeva in generale gli autori di furti, ferimenti ed omicidi. Nei secoli successivi invece questa impostazione iniziale venne abbandonata, e le fonti dell'epoca iniziarono a parlare sempre più spesso di brigantaggio anziché di banditismo. Il termine brigantaggio ha acquistato con il tempo un significato ideologico ed è stato adoperato per indicare coloro che si sono opposti con le armi alla Rivoluzione (ad esempio i vandeani che si opposero alla rivoluzione francese);  in Italia con tale termine si indica quel fenomeno, quella reazione armata, a sfondo politico sociale, sviluppatasi in particolare nell’Italia meridionale, dopo il 1861, contro il nuovo ordine unitario.


La parola banditismo viene usata in questa sede proprio per marcare le differenze con il brigantaggio,  al fine di indicare la ribellione armata di gruppi di persone, per lo più appartenenti a categorie marginali, intenti a colpire le classi più agiate, spesso in modo cruento, senza l’immediata prospettiva di rivolgimenti politici. Questo non significa che gruppi di banditi non vennero usati per scopi politici, come vedremo più avanti, o che tutti i briganti furono guidati, nella loro contrapposizione al governo centrale ed all’idea di Italia unita, da un chiaro disegno politico alternativo; si vuole affermare però che i motivi politico sociali ed i momenti storici che fecero scaturire tali fenomeni, furono diversi. Il brigantaggio che si sviluppò nell’Italia meridionale dopo il 1861 fu una resistenza armata antiunitaria che coinvolse non solo il mondo contadino ma tutta la società del tempo, unendo gli aristocratici ed il popolo, di cui frequentemente l’elemento religioso ne rappresentava l’anima. Fu la reazione di una parte della neonata nazione in difesa della propria autonomia, del proprio status, delle proprie tradizioni che riuscì ad unire le varie componenti sociali intorno ad un sentimento che era in contrapposizione al disegno sabaudo, patriottico e nazionale, di pari entità.


Il banditismo del XVI secolo, ed in particolare quello della campagna romana, come notato da vari storici, deriva in primo luogo dalla triste condizione socio-economica; la soglia tra povertà, vagabondaggio e banditismo non è molto marcata in questo secolo. Con estrema facilità si formano tra le categorie marginali bande di malfattori costituite da soldati licenziati o disertori, gruppi di contrabbandieri, contadini, mendicanti[1].


La fame, la penuria di grano a causa delle carestie, sono le molle principali che spingono gli uomini alla violenza armata: fame e banditismo andavano di pari passo, affermano Braudel[2] e Geremek[3]. Tra il Cinquecento ed il Seicento la crisi agraria è fomentata da una cattiva politica economica. L’allevamento si estende ed ha bisogno di campi per far pascolare le greggi con il contestuale spopolamento di intere zone. Vengono istituite diverse Dogane del bestiame - nella campagna romana, nella maremma senese, nel tavoliere delle Puglie - per riscuotere la fida, la tassa pagata dagli affittuari dei pascoli per rimpinguare le casse dello Stato. La conseguenza di  ciò è che sulle terre occupate dalle greggi si assiste al rarefarsi della manodopera agricola con il sistematico abbandono e la degradazione dei campi ed il deterioramento dei sistemi di drenaggio che porterà, tra l’altro, al diffondersi della malaria.[4]


In questo contesto si innesta il banditismo: atto di disperazione e di ferocia dell’uomo contro l’uomo. Banditismo rurale, che trova il suo humusnelle campagne e che arriva alle porte delle città, oltrepassandole raramente.


Il banditismo non è scevro da motivi politici; spesso le bande sono guidate da aristocratici che reagiscono, così come avviene nello Stato pontificio, alla politica antifeudale ed antisignorile del papa; i nobili difendono i propri interessi ed assoldano alla loro causa contadini, mercenari, sbandati, che seminano il terrore nella campagne.



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[1] Si veda a proposito M. Sbriccoli, Brigantaggio e ribellismi nella criminalistica dei secoli XVI-XVIII, in Bande armate banditi, banditismo e repressione di giustizia negli stati europei di antico regime, a cura di G. Ortalli, Roma 1986, per un quadro europeo sulle bande si veda tutto il libro che raccoglie il materiale prodotto nel Convegno Internazionale sul banditismo svoltosi a Venezia nel 1983. si veda anche V. Martelli, Tra tolleranza ed intransigenza. Vagabondi, zingari, prostitute e convertiti a Roma nel XVI-XVII secolo, in «Studi Romani», L (2002), 3-4, pp. 252-278.



[2] F. Braudel, Civiltà e imperi ndl Mediterraneo nell’atà di Filippo II, Torino 2002

[3] B. Geremek, Uomini senza padrone. Poveri e emarginali tra medioevo e età moderna, Torino 1992



[4] R. Villari, Il banditismo meridionale alla fine del Cinquecento, in "Atti del IV Convegno Nazionale di Storiografia lucana", Pietragalla 26-29 settembre 1974, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», a. XLII (1975); si veda inoltre R.Villari in Introduzione a Banditismi mediterranei, secoli XVI-XVII, a cura di F. Manconi, Roma 2003, lo storico sostiene che alla fine del '500l'equilibrio iniziale tra produzione agricola e aumento della popolazione si rompe e iniziano le carestie che travagliano le popolazioni causando, con il conseguente aumento dei prezzi, squilibri e instabilità sociale; tutto ciò, afferma lo studioso, seppur non spiega il fenomeno del banditismo “… ne costituisce il quadro: senza queste precondizioni, il banditismo non avrebbe potuto arrivare a quelle punte così intense che raggiunse allora…”, p.17