Il demiurgo e il cosmo generato nel Timeo di Platone. Immanenza o trascendenza?

Immanenza e trascendenza
Fronterotta

Lo schema onto-cosmologico inizialmente introdotto nel Timeo per illustrare la generazione del mondo (27d-29d) è fondato, come è noto, sulla distinzione
fra un modello (paravdeigma) e una copia prodotta a immagine di esso (tovnde to;n kovsmon eijkovna tinov”) a opera di un divino artefice, che funge da responsabile della generazione fabbricando artigianalmente l’universo sensibile (ajpergavzhtai ... ajpotelei’sqai pa’n), appunto sulla base di un modello intellegibile e sempre identico a se stesso (pro;” to; kata; taujta; e[con blevpwn ajeiv). Ciò comporta l’altrettanto celebre distinzione fra “ciò che sempre è, senza avere generazione” (to; o]n ajeiv, gevnesin de; oujk e[con) e “ciò che sempre diviene, senza mai essere” (to; gignovmenon me;n ajeiv, o]n de; oujdevpote): ciò che è, ed è estraneo al divenire, “si coglie con il pensiero e se ne può rendere conto razionalmente” (nohvsei meta; lovgou); ciò che invece sempre diviene, e non partecipa dell’essere, è “oggetto dell’opinione che deriva dalla sensazione di cui non si può rendere conto razionalmente” (dovxh/ metΔaijsqhvsew” ajlovgou). Una simile distinzione si basa sul fatto che, mentre ciò che è davvero, mai divenendo, resta immobile e immutabile (ajei; kata; taujta; o[n) e può perciò costituire l’oggetto di una conoscenza vera e a sua volta immutabile, ciò che diviene, invece, mai essendo davvero, si genera e si corrompe (gignovmenon kai; ajpolluvmenon) continuamente e può costituire soltanto l’oggetto di una conoscenza incerta, a sua volta mutevole e corruttibile: l’opinione. L’intera sfera di ciò che diviene, proprio in quanto si rivela imperfetta e inferiore, non può che essere generata e nascere a partire da una causa (uJpΔaijtivou) e secondo un modello (tini; paradeivgmati), e quanto più bella e ordinata appare a chi la consideri, tanto più deve essere perfetto ed eterno il modello che essa imita.


Il nostro mondo e l’universo, che sono certamente di natura sensibile e soggetti al divenire e alla trasformazione, appaiono dunque generati e “modellati” secondo un modello perfetto, eterno e veramente essente .


Analogamente, in un passo successivo del dialogo, Timeo fa nuovamente riferimento a questa prospettiva ontologica (51b-52a). Se esistono due diversi generi di conoscenza, il pensiero e l’opinione vera (nou’” kai; dovxa ajlhqhv”), devono esistere anche, come oggetto del pensiero, le idee intellegibili, poste ciascuna in corrispondenza con le cose sensibili (ei\do”eJkavstou nohtovn) che percepiamo tramite il corpo (dia; tou’ swvmato”aijsqanovmeqa); se cosìnon fosse, se non ammettessimo due diverse specie di oggetti della conoscenza e due diverse forme di conoscenza, occorrerebbe affermare che ogni nostra conoscenza, anche quella sensibile, èin realtàsempre ferma, salda e certa. Ma èevidente che conoscenza e opinione sono forme di conoscenza ben diverse e separate: l’una sorge dall’insegnamento e si accompagna alla spiegazione razionale vera (dia; didach’” [...] ajei; metΔajlhqou’” lovgou), l’altra nasce dalla persuasione ed èinesplicabile (uJpo; peiqou’” [...] a[logon); l’una èimmobile alla persuasione (ajkivnhton peiqoi’), l’altra soggetta alla persuasione (metapeistovn). Stando cosìle cose, ènecessario riconoscere di conseguenza che esistono anche diversi oggetti corrispondenti a queste due diverse forme di conoscenza: gli uni, di un genere immutabile, ingenerato e incorruttibile, che mai si trasforma némuta, invisibile e non percepibile (to; me;n kata; taujta; e[con, ajgevnnhton kai; ajnwvleqron, [...] ajovraton de; kai; a[llw” ajnaivsqhton); gli altri che, pur avendo lo stesso nome ed essendo simili ai primi, sono tuttavia di un genere sensibile, generato, sempre in movimento, che ènato in qualche luogo ove poi anche si corrompe e che si coglie con l’opinione accompagnata dalla percezione (to; de; oJmwvnumon o{moiovn te ejkeivnw/, aijsqhtovn, gennhtovn, peforhmevnon ajeiv, gignovmenovn te e[n tini tovpw/ kai; pavlin ejkei’qen ajpolluvmenon, dovxh/ metΔaijsqhvsew” perilhptovn).


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1. Per una presentazione introduttiva di tale quadro onto-cosmologico che fornisce le coordinate d’insieme che presiedono all’esposizione di Timeo, e per l’indicazione della bibliografia pertinente, sia lecito rinviare alla mia Introduzione a Platone, Timeo, a cura di F. Fronterotta, Rizzoli, Milano, 20113, pp. 23-35.