I Narratori delle Tele. Quando l’arte ispira la letteratura

Società senza rischio?
Giorgio

Nel corso dei secoli, scrittura e pittura si sono spesso confrontate e interrogate a vicenda, hanno attinto l'una dal patrimonio espressivo dell'altra pur mantenendo ciascuna la propria autonomia. Penna e parole da una parte, pennelli e colori dall'altra: un continuo gioco di specchi in cui la parola racconta l'immagine o l'opera d'arte, sostituendo alle sfumature della tavolozza i toni e i timbri del linguaggio nel tentativo di dare alla parola stessa la solidità delle cose rappresentate. Il termine greco ekphrasis (ἔκϕρασις: derivato di ἐκϕράζω “descrivere con eleganza”, da ἐκ fuori e ϕράζω parlare; designare un oggetto inanimato con un nome) indica la descrizione verbale di un'opera d'arte, come per esempio un dipinto. La sua esistenza indica il forte legame che da sempre hanno avuto arte e letteratura a partire dagli albori della letteratura greca antica. L’esempio più noto è il passo dell’Iliade in cui Omero descrive lo scudo di Achille.


D’altra parte l’idea delle arti sorelle si è talmente radicata nella mente degli uomini fin dalla più remota antichità, che dev’esserci in essa qualcosa di più profondo d’un’oziosa speculazione, qualcosa che ritorna con insistenza e rifiuta d’esser messo alla porta in modo sbrigativo, come tutti i problemi relativi alle origini. Quasi che indagando quei misteriosi rapporti tra le varie arti si arrivasse più vicino al fenomeno dell’ispirazione artistica[1].


Nel contempo l'opera d'arte e l'illustrazione si accompagnano al testo scritto e lo traducono in immagini: un processo creativo che ognuno di noi compie inconsciamente durante la lettura di un testo, in forma più o meno evocativa a seconda dell'impatto emotivo che quel testo ha su di noi.


Il processo di trasposizione inconscia dalle parole alle immagini sulla “tela” della mente potrebbe in parte spiegare il rapporto molto stretto che lega pittura e scrittura. Scrive Praz:


Quel che il pittore ha comunicato con un’immagine visiva, il poeta lo rende linguaggio che vagamente accenna a quel che è sotteso alla scena naturale[2].


La letteratura e l’arte si compenetrano da sempre, quindi, ma Praz aggiunge anche:


Apprendiamo che l’arte greca era governata da idee pitagoriche e platoniche di euritmia a tal segno, che uno ne è subconsciamente avvertito anche se alcune parti sono alterate o soppresse. Un profilo perduto di una donna, la porzione di una spalla, la curva di un’anca, un frammento di sagoma distante, sono sufficienti al subconscio per ricostruire o indovinare l’armonia del tutto[3].


Lo stesso processo che si ha leggendo un romanzo o una poesia: si immaginano i luoghi, i protagonisti, le atmosfere alla sola evocazione attraverso le parole. Per secoli il pittore è stato ispirato dalle opere letterarie, basti pensare al movimento dei Preraffaelliti inglesi e ai soggetti dei loro dipinti: la leggenda della dama di Shalott, la vita di Dante Alighieri, il ciclo di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda e così via. Il processo sembra essersi invertito invece, quando il letterato ha preso l’arte come fonte di ispirazione. A partire dalla prefazione al romanzo Mademoiselle de Maupin[4], Theophile Gautier esalta il ruolo dell’arte come libera da scopi che non siano l’arte stessa. L’arte, dunque, che ispira l’arte. Di veramente bello esiste solo quello che non serve a nulla, perché tutto ciò che è utile è irrimediabilmente brutto. I romanzi, per Gautier, contribuiscono alla civilizzazione per due ragioni ben precise, come ironicamente annota:


Un romanzo ha due utilità: una materiale, l’altra spirituale […]. L’utilità materiale è costituita, prima di tutto, da alcune migliaia di franchi che entrano nella tasca dell’autore […]. L’utilità spirituale è che, mentre si leggono i romanzi si dorme e non si leggono i giornali utili, virtuosi e progressisti, o altre simili droghe indigeste e abbrutenti[5].



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[1]M. Praz, Mnemosine. Parallelo la tra la letteratura e le arti visive, Milano, Mondadori, 1971, p. 9



[2]M. Praz, op.cit., p. 68



[3]M. Praz, Ibid.



[4]Th. Gautier, Mademoiselle de Maupin (1835), trad.it., Milano, Fabbri, 1969.



[5]Th. Gautier, op.cit. p. 31