I Convegni di San Pellegrino cinquant’anni dopo. ll problema della modernizzazione nella rilfessione di Achille Ardigò

Desiderio, società, politica
Coccia

 


La ragione fondamentale di questo convegno, io ritengo sia quella di ripensare e rielaborare sulla base perenne e inalterabile della nostra concezione cristiana della vita, i fondamenti ideologici del nostro imponente movimento dalle lontane origini e via via, attraverso le varie vicende liete e tristi sperimentate dall’azione politica dei cattolici in Italia, fino ad oggi, non già perché in questi quindici anni di assillante e preminente attività politica praticata, essi siano stati da noi negletti o comunque appannanti, ma per rifarli rivivere più nitidi, più attuali, più persuasivi, alla luce di questa nostra lunga, difficile, storica esperienza politica[1].


 


Con queste parole Attilio Piccioni, Vice presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia cristiana, inaugurava il 13 settembre del 1961, il I Convegno di S. Pellegrino, definito nell’introduzione agli atti “convegno di studio sui fondamenti ideologici della Democrazia cristiana”[2].


Se lo scopo dell’iniziativa era certamente ambizioso, gli organizzatori (Scaglia e Piccioni) non risparmiarono certo sul calibro dei relatori tra i quali figuravano De Rosa, Gonella, Ardigò, Saraceno, Del Bo.


E proprio l’alto livello dei relatori, l’importanza del tema affrontato e l’imponente partecipazione di pubblico, circa cinquecento persone tra esponenti del partito e personalità del mondo della cultura, suggerirono agli organizzatori una “precisazione doverosa” circa il  significato e gli scopi del Convegno.


 


Come già è stato dichiarato alla stampa, esso non è una costituente ideologica; non è la sede nella quale si voglia elaborare una nuova linea politica (competenze queste del Consiglio nazionale e del Congresso): è semplicemente un incontro nel quale, in una pausa riflessiva, ci proponiamo di prendere coscienza dell’immenso retroterra di eredità storiche, di valori morali di problematiche concrete che stanno dietro il nostro lavoro e che occorre aver presente perché esso abbia un respiro adeguato[3].


 


Una analoga precisazione la riteneva necessaria l’organo ufficiale della Democrazia Cristiana che, sottolineando l’originalità dell’iniziativa, ne chiariva le finalità.


 


Il Convegno che si apre oggi a San Pellegrino, rappresenta in certa misura una novità per il partito della Democrazia Cristiana e in parte almeno per tutti i partiti italiani in questo dopoguerra.


Forse per questo rischierà di essere mal interpretato sia da chi si attende da esso una sorta di nuovo manifesto del partito dei cattolici per gli anni sessanta, sia da chi vi cerchi indicazioni per le immediate decisioni politiche che spetteranno al Congresso del partito.


 


A chi vedeva un nesso diretto tra il Convegno e le scelte future della Democrazia Cristiana, «Il Popolo» chiariva che


 


C’è indubbiamente una necessità logica di fissare la rotta, ma c’è anche l’esigenza di conoscere costantemente le  condizioni del cielo e del mare, per modificarla in rapporto alla forza dei venti e delle correnti. Specie per chi crede nella reale autonomia dello sviluppo della società civile, nel pluralismo sociale come una caratteristica originaria della comunità, è chiara la necessità di alimentare costantemente chi opera nella vita politica con le conquiste, con le conoscenze, con le acquisizioni e i mutamenti che nella società civile si vengono producendo, anche per reazione alle scelte politiche operate.


[…]C’è quindi da parte della Democrazia Cristiana un intento di riflessione e insieme un intento di far conoscere meglio la propria storia, le origini e le radici che la legano al tessuto civile di tutto il Paese.[4]


 


 


Fugato ogni dubbio sulla volontà degli organizzatori di non sovrapporsi e tanto meno sostituirsi  agli organi direttivi del partito, restava chiara l’esigenza di coniugare il “patrimonio ideale [del partito], che è apparso complesso, prezioso, attuale”, con “la più concreta e impegnativa attività di ogni giorno”[5].



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[1] Il Convegno di San Pellegrino, atti del I Convegno nazionale di studio della Democrazia Cristiana. ED. Cinque lune, Roma 1962, pp. 5-6. (D’ora in poi San Pellegrino I)



[2] San Pellegrino I, p. V.



[3] San pellegrino I, P. 4.



[4] Ideologia e politica, «Il Popolo», 13 settembre 1961.



[5] San Pellegrino I, p. VI.


“ A San Pellegrino la Democrazia Cristiana, pur senza nascondere le sue difficoltà, i suoi contrasti e, se si  vuole, anche qualche segno di superficialità e di improvvisazione, ha preso coscienza della sua realtà più profonda e più vera, anzi la sola vera per quanti sono in grado di rendersi conto che la chiarezza delle idee e la sincerità e la profondità delle convinzioni sono la condizione essenziale della profondità di ogni serio impegno politico”. San Pellegrino I, p. VII.