Editoriale

Desiderio, società, politica

 


A dicembre del 2010 usciva il 44° rapporto Censis, una impietosa descrizione della crisi italiana, che superava la soglia dei connotati economico-politico-sociali per raggiungere profondità ben più nascoste ed intime, quelle psicologiche. Infatti, alle solite analisi critiche dell’endemico immobilismo italiano, si sostituivano locuzioni dal sapore ben più psicoanalitico come ‘coazione al vuoto’, ‘cinismo’, ‘presentismo’, ‘narcisismo’, ‘primato del godimento’ e ‘dispendio di se stessi’, ‘caduta del desiderio’. E’ il linguaggio di quella che viene definita nuova psicopatologia, la scienza che si occupa dei problemi tipici delle società opulente come gli attacchi di panico, la depressione, l’anoressia, ecc. E’ lo stesso De Rita, il presidente-sociologo del CENSIS a riconoscere il tributo allo psicanalisi, citando esplicitamente lo psicoanalista Massimo Recalcati, che aveva da poco pubblicato L’uomo senza inconscio (recensito in questo numero) incentrato sullo scompenso psichico determinato dal venir meno del ruolo dell’inconscio e della autorevolezza del padre, che  rappresenta il ruolo della legge. In seguito ne era scaturito un interessante dibattito tra i due, alimentato da Ida Dominjanni de “Il Manifesto”, in cui Recalcati precisava il suo punto di vista sulla realtà politica italiana, rileggendone la storia in chiave edipica (Francesco Marchianò ne approfondisce alcun aspetti in questo numero nel suo articolo Società e antipolitica nell’epoca post-edipica), per immaginare una vi di uscita etica attraverso la “testimonianza”. La posizione di De Rita, pur condividendo buona parte dell’analisi, se ne distanziava dalla soluzione etico-individualista, auspicando invece un ritorno da protagoniste delle figure sociali mediane e collettive come i sindacati, le associazioni, i partiti, il ceto medio professionale; figure che hanno fatto la fortuna dell’Italia negli anni 60’ e 70’ e che si muovono e si determinano più su “interessi reali che su emozioni”.


Per una rivista di studi umanistici come la nostra, un tema così interessante e trasversale non poteva e non doveva sfuggirci. Ma oltre che discutere l’attualità politica della categorie psicanalitiche e delle possibili soluzioni che questa giovane scienza propone, abbiamo ritenuto che fosse più interessante investigare come la stessa psicoanalisi ha pensato e pensa al suo interno il riflesso politico e sociale circostante. Ecco allora l’articolo su La Teoriafreudiana dei legami sociali di Sergio Benvenuto, che approfondisce il classico di Freud “Psicologia delle Masse” individuandone tutta la prorompente attualità. Rileggendo e chiarendo il significato della libido in relazioneai suoi termini simili come desiderio ed eros, pone l’accento sulla problematica del suo ruolo all’interno del legame sociale e più in generale del collettivo. La figura inquietante del padre rimane sempre all’orizzonte dei collettivi, resta cioè insuperabile la centralità del suo ruolo sociale e politico nella loro costituzione, e anche se sublimato nel super-io, dando al soggetto l’illusione di essere ab-solutus, proprio questa radicale separazione dai legami, gli fa conservare tutta la sua spinta ordalica e aggressiva. Per questo la tesi finale è che ogni collettivo sia aporetico.


L’articolo di Francesco Stoppa, Per una clinica dell’intergenerazionalità invece, si sofferma sul ruolo della famiglia sia per lo sviluppo del soggetto sia per il progresso della civiltà. E’ un punto di vista, quest’ultimo che consente di pensare il problema della caduta del desiderio non solo e non tanto nel venir meno del ruolo del padre che rappresenta la legge ed è portatore di valori morali all’interno di un determinato orizzonte culturale, quanto della famiglia come ciò che trasmette quello che Lacan chiamava il “sentimento della vita”.


Infine, il contributo di Sergio Sabbatini, La clinica psicoanalitica e l’ordine simbolico del XXI secolo, pone l’accento sulle forme del desiderio contemporaneo che si perde dentro i percorsi obbligati e senza uscita del consumo, non riuscendo ad accedere alle alternative e ai differenti intrecci simbolici delle relazioni umane.


Dalla sua scoperta, la scienza di Freud ne ha fatta di strada, e se oggi è chiamata a dare risposte su fenomeni che non riguardano più soltanto singoli casi di isterismo o vaste masse guidate ideologicamente, alle altre discipline umanistiche, a nostro parere,  consta l’umile ma doveroso compito di un’accoglienza e di un ascolto ancora più generoso e attento di quanto ne fu dato più di cento anni fa.


 


A proposito dei centenari, ci preme segnalare tra gli inediti di questo numero, la presenza dei verbali della costituenda “Società per la libera ricerca psicoanalitica”, che nasceva in seguito alla scissione tra il suo fondatore Adler e il padre della psicoanalisi, la cui rottura risale proprio cento anni fa, nel 1911. Il secondo, invece, è una lezione universitaria tenuta dal famoso architetto Tentori nella sua Udine (quando già era in pensione), recuperata da un suo giovane allievo che dispone del lascito dei suoi ultimi lavori su un vecchio portatile Apple.


 


Infine, una parola sulla particolarità di questo numero, di cui è doveroso fare menzione. Come alcuni lettori avranno certamente già notato, il volume è ‘doppio’, soluzione che potremmo adottare anche nei prossimi anni. Questa formula ci è parsa l’utile per far fronte all’incrementarsi delle attività culturali dell’associazione Leusso, di cui questa rivista è parte attiva. Come ci auspicavamo sin dal primo numero, infatti, stanno finalmente diventando più assidue e significative quelle occasioni di incontro e di discussione nonché di proficua collaborazione con altre associazioni e istituti di ricerca, che dovrebbero animare le attività un associazione di studi umanistici. Se già da ottobre ha preso avvio un ciclo di incontri sulla letteratura (“Leggere e amare”: il salotto letterario della Leusso), a novembre la nostra sede ha ospitato una giornata di studi organizzato dall’ ISAP (Istituto di studi avanzati in psicoanalisi) sul tema “Soggetto contemporaneo e la sua follia. Studi di psicoanalisi”, di cui Leussein pubblica alcune relazioni. Infine, dal 23 gennaio 2012 si tiene presso la nostra sede il primo di una serie di 24 incontri con diversi relatori sul tema “Linguaggio e potere”: un seminario che è stato organizzato insieme alla Scuola romana dell’Istituto di studi filosofici di Napoli e all’associazione di Mores (sul nostro sito potrete trovare tutte le informazioni utili).