Echi del mito di Cassandra in Muriel Spark

Lo sguardo di Cassandra
Giorgio

Martin Stannardi nella biografia diligente e puntigliosa che dedica alla scrittrice scozzese Muriel Spark, più di una volta mette in correlazione la Spark con Evelyn Waugh e Graham Greene, definendoli “a grand triumvirate of Catholic-convert novelists”, benché questa modalità di raggruppamento non sottolinei un dato fondamentale che distingue la Spark dagli illustri colleghi. Muriel Spark è a pieno titolo una postmodernista. Standard, citando il lavoro di Muriel Spark sull’autore John Masefieldii, non manca infatti di rimarcare quanto lei fosse stata: “almost a little manifesto of postmodernism” e “also a theological statement”. Il suo disdegno per la cronologia degli eventi da lei narrati e il rifiuto della sorpresa sono l’equivalente dell’idea di predestinazione.

“Fiction to me is a kind of parable. You have got to make up your mind it’s not true. Some kind of truth emerges from it”iii.

Nella sua scrittura, nulla è superficiale, ridondante e inutile, ma tutto ha una profondità metafisica. Muriel Spark è una scrittrice lirica – come l’ha definita Frank Kermodeiv. L’effervescenza e il brio di certe sue descrizioni in realtà celano una profondità nascosta in ogni piccola sfumatura. Alex Falzon, nella postfazione a Le Ragazze di Pochi Mezzi, romanzo breve del 1963, scrive:

Le ragazze di pochi mezzi è una parabola (nel senso più biblico del termine) dove ogni parola, e ogni gesto, può assumere connotazioni inaspettate sul piano etico-morale.v

Questo breve romanzo, come molti altri della scrittrice scozzese, si colloca per Falzon tra i due eterni poli del Bene e del Male, che si intrecciano con l’Innocenza e l’Esperienza, indice della lotta eterna ma sempre attuale e visibile. Una lotta archetipica che entra lieve nei romanzi di Muriel Spark, dove le rielaborazioni sono sempre frutto di una visione dissacrante della realtà. L’uso degli archetipi nella Spark si snoda secondo il significato originario del termine: Arché (origine) e Typos (modello), ovvero primo esemplare, modello originario. Quando Carl Gustav Jungvi definì gli archetipi come i contenuti dell’inconscio collettivo che emergono nelle varie culture, molti autori si resero conto di aver usato, e di continuare a usare, non semplici topoi letterari, ma proprio i miti di cui parla Jung. In particolare nei miti junghiani gli archetipi si esprimono in simboli come il Drago, il Serpente, l’Eroe, la Fata, lo Spirito Malvagiovii. Compito dell’archetipo è dunque individuare le costanti presenti in tutte le culture umane. Cassandra, la principessa troiana che a causa della maledizione del dio Apollo, a cui non si era voluta concedere, ha il dono della profezia ma non viene creduta, rappresenta da sempre il simbolo della libertà di parola e della virtù interiore. Lei è la forza della verità a cui non si vuole dare ascolto, ma che si rivela tragicamente vera. La profetessa di sventura Cassandra rappresenta da sempre il simbolo dell’umanità dolente e degli ideali che non possono essere distrutti né dalle sorti alterne dei mortali, né dall'oblio del tempo. Così come la psicoanalisi ha preso in prestito il mito della profetessa elaborando una "sindrome di Cassandra"viii, così la letteratura ha attinto alla stessa fonte, molto prima. La più celebre rielaborazione del mito in chiave femminista è quella della scrittrice tedesca Christa Wolfix, in cui Cassandra rappresenta il diritto delle donne alla parola violato dalle leggi e dalle consuetudini dell’uomo.

In Muriel Spark il mito di Cassandra non è evidente come nella Wolf, ma entra lieve e passa quasi inosservato, lasciando la scia di una semplice eco. Tuttavia la voce della profetessa c’è e talvolta è la stessa Spark a farsene carico, narrando in prima persona gli eventi che assumono poi, di romanzo in romanzo, una connotazione profetica. Prenderemo in esame due testi in cui è più evidente tale eco profetica: Memento Morix e Atteggiamento Sospettoxi, passando attraverso altri romanzi in cui ricorre la profezia non creduta.

Muriel Spark nacque, come Muriel Sarah Camberg, a Edimburgo nel 1918 da padre ebreo e madre anglicana. Fu istruita alla scuola superiore femminile James Gillespie's High School for Girls. Nel 1944 lavorò per i servizi segreti britannici, durante la Seconda Guerra Mondiale. Incominciò a scrivere dopo la guerra, utilizzando il cognome da sposata, iniziando con la poesia e la critica letteraria. Nel 1954 decise di convertirsi al cattolicesimo, sostenuta in questa sua scelta da Graham Greene e Evelyn Waugh. L'originalità degli argomenti e dei toni da lei usati nei romanzi furono il suo tratto distintivo fin dagli esordi letterari: The Comfortersxii, per esempio, è la storia di un personaggio che sa di essere in un romanzo; in The Prime of Miss Jean Brodiexiii, il romanzo che decretò il suo successo, si intrecciano le storie passate e future, grazie a un uso sapiente e cadenzato della prolessi.

Miss Brodie, femminista combattiva, con una passione per l’arte italiana e una grande ammirazione per Mussolini e Hitler, è un personaggio complesso e inafferrabile. Nella Edimburgo degli anni Trenta, la Brodie ha un legame particolare con un gruppo di sei allieve. Sandy è, nel gruppo, la più dotata d’immaginazione, ma è anche lei inafferrabile come la sua insegnante. Gli studi di psicologia le apriranno gli occhi sui meccanismi di controllo delle coscienze con cui Miss Brodie tira i fili delle esistenze delle sue seguaci. Tradirà così la sua insegnante, decretando la fine dei suoi anni fulgenti. È un romanzo ricco di metafore e di echi mitologici rielaborati in chiave psicanalitica, ma con una leggerezza minimalista e un’ironia acuta e quasi impalpabile. Miss Brodie, che ci viene presentata come ammiratrice del fascismo, è un capo carismatico che impone progressivamente il suo potere ammaliatore sulle sue ragazze. I simboli della sua influenza, che va al di là della semplice persuasione, sono i ritratti delle allieve, dipinti dall’insegnante di disegno, tutti somiglianti alla loro istitutrice. Miss Brodie pur non cancellando la fisionomia delle sue allieve, ne domina i tratti, si sovrappone a loro. Il segreto del potere, sembra dire la Spark, sta nell’esaltazione della propria mediocrità. Una “trasfigurazione del banale” che è anche il titolo del saggio che Sandy scriverà dopo aver preso i voti. Ed è proprio Sandy che la Spark utilizza per realizzare la sua idea di rielaborazione in chiave psicologica dell’archetipo. Sandy, che è il Giuda della situazione, risponde in realtà alla chiamata che le viene dall’aver compreso i meccanismi utilizzati dalla sua insegnante per controllare il suo gruppo. La persuasiva idea che le ragazze della Brodie siano la crème de la crème è in realtà il primo passo che Miss Brodie muove per allontanarle dalle altre, facendo credere loro di essere diverse, ma solo perché facenti parte del suo gruppo. Sandy, che è la più talentuosa, si accorge del tranello e, invece di fare la Cassandra, si limita alla delazione. Capisce che, se si fosse comportata come la profetessa troiana, nessuno le avrebbe crededuto. In questo caso il mito è un monito che indica il corso di azione da seguire.

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iM. Stannard, Muriel Spark: The Biography, London, Weidenfeld & Nicolson, 2009.

iiM. Spark, John Masefield(1953), London, Hutchinson, 1992.

iiiA. Smith, Introduction, in M. Spark, The Comforters(1957), London, Virago Press, 2009, p. IX.

ivF. Kermode, Pieces of My Mind: Essays and Criticism 1958-2002, Ferrar, Straus and Giroux, 2003.

vA. Falzon, Postfazione, in M. Spark, The Girls of Slender Means, (1963), trad. it. Le Ragazze di Pochi Mezzi, Milano, Mondadori, 1999, p. 151.

vi C.G. Jung, Gli Archetipi e l’Inconscio Collettivo, Torino, Bollati Borighieri, 1982.

vii In generale tra gli archetipi Jung ricorda l’Anima (vita psicologica dell’uomo), il Padre (l’eroe o la legge), la Madre (sicurezza e aspetto naturale dell’uomo) e l’Ombra (aspetti oscuri e istintivi).

viiiOvvero la condizione di chi formula ipotesi pessimistiche, convinto però di non poter fare nulla per evitare che si realizzino. La prima a parlare di sindrome o complesso di Cassandra fu la psicanalista americana Layton Schapira nel libro The Cassandra Complex, Toronto, Inner City books, 1988. La natura di tale sindrome è ancora discussa e controversa. Alcuni mettono l’accento sulla complicità inconscia di chi prevede sventure, di fare in modi che si realizzino. Altri, invece, la leggono come una incapacità di comunicare.

ix C. Wolf, Cassandra, Roma, E/O, 1996.

xM. Spark, Memento Mori(1959), trad. it Milano, Adelphi, 1993.

xiM. Spark, Loitering with Intent(1981), trad. it. Atteggiamento Sospetto, Milano, Adelphi, 2008.

xii M. Spark, The Comforters (1957), London, Virago press, 2009.

xiiiM. Spark, The Prime of Miss Jean Brodie, “The New Yorker Magazine”, 1961.