Da “extra ecclesiam nulla salus” a “extra conscientiam nulla salus"

Immanenza e trascendenza
Rizzi

Finché l’espansione della Chiesa (avviata dagli apostoli, in particolare da Paolo) non ècompiuta, che ne èdi coloro che si trovano ancora aldilàdei suoi confini? Fino al Medioevo si realizzano due movimenti di segno opposto, cioèrispettivamente di chiusura e di apertura. Il primo ècontenuto nell’evoluzione della formula “Extra ecclesiam nulla salus”.

1. “Extra ecclesiam nulla salus”: l’“esclusivismo” –affermazione e superamento

La formula è stata coniata da Cipriano, vescovo africano (secolo II), come ammonimento a coloro che, membri della Chiesa, non ne accettavano integralmente la dottrina e la disciplina; la formula poi si è consolidata definitivamente nel 1300 con Bonifacio VIII come dichiarazione di necessità per tutti gli uomini di approdare alla Chiesa, essendo questa lo spazio unico della salvezza.

Negli stessi secoli avviene però anche un movimento di apertura che ha come oggetto la dottrina della necessità del battesimo, sacramento di ingresso nella Chiesa. Una serie di slittamenti semantici testimonia questa progressiva apertura: il battesimo come rito può essere sostituito dal battesimo di sangue per chi, ancora catecumeno, muore professando la fede in Cristo e in nome di essa; dal battesimo di desiderio, per chi non giunge a ricevere il rito ma vi è orientato e vi si sta preparando; più tardi, dal battesimo di desiderio implicito cioè della vita buona, conforme alla volontà di Dio (per esempio Tommaso d’Aquino).

Soluzioni, tutte queste, che tengono fermo il riferimento di principio al battesimo come incorporazione nella comunità di salvezza ma ammettono la possibilità di accedere a questa senza un effettivo tramite sacramentale.

L’Età moderna torna subito a imbattersi con il nostro problema, in almeno tre espressioni che ne caratterizzano l’avvento. Il Rinascimento, nel fervore degli studi della classicitàgreca e latina, riscopre anche la grandezza del suo magistero etico e spirituale; e non puòaccettare che un Platone, un Cicerone o un Seneca siano esclusi dalla salvezza (quando addirittura non giunge, con Erasmo da Rotterdam, a pregare “san Socrate”). La Riforma rappresenta l’antitesi: se solo la fede in Cristo salva, anche i migliori insegnamenti morali e le piùalte fedeltàa esse sono inutili nell’ordine della vocazione definitiva dell’uomo. Ma l’evento senza confronti piùimportante per quanto attiene al rapporto tra appartenenza alla Chiesa e salvezza èquello che passa sotto il nome di scoperta-conquista dell’America. Importante perchéaccade qui per la prima volta l’incontro, da parte cristiana, con religioni analoghe a quelle con cui si era trovato alle prese Israele: idolatria e politeismo (cosa che non era avvenuta alla Chiesa primitiva, che aveva conosciuto un paganesimo ad alto livello: neoplatonismo, stoicismo, gnosi, etc.). L’interpretazione piùdiffusa da parte cristiana fu che si trattasse di un inganno diabolico: in tal modo i missionari potevano unire una condanna senza appello delle religioni stesse e un’attenuante per i poveri indios che erano stati ingannati.

Nel Vaticano I viene riaffermata la necessità della Chiesa per la salvezza, pur introducendo per la prima volta il tema dell’ignoranza invincibile, per lasciare spazio alla misericordia divina di offrire la salvezza a chi, senza sua colpa, non ha cognizione del disegno divino (vedi sopra Tommaso). 

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