Alle origini della profetessa inascoltata

Lo sguardo di Cassandra
Mosconi
Un’ipotesi sulla Cassandra di Omero.

Nella tradizione mitografica greca e poi romana Cassandra è sostanzialmente e paradigmaticamente nota come ‘profetessa inascoltata’: gli esempi, a partire dal teatro attico, sono numerosi, e tale è l’associazione fra Cassandra e profeziai, sia pure non creduta, che in età ellenistica il poeta Licofrone costruirà un intero poema, l’Alessandra, nella forma di una lunghissima profezia di Cassandra-Alessandra in cui viene dipanata, attraverso oscuriii riferimenti in cui si vuole manifestare tutta l’erudizione mitografica e storica e il virtuosismo stilistico dell’autore, tutta la storia greca successiva alla guerra di Troia, fino all’età dell’autoreiii.

L’argomento è ben noto, e basta un qualsiasi manuale mitografico moderno o antico (come la Biblioteca dello pseudoApollodoro) ad illustrare i vari aspetti della biografia mitico del personaggio.

La Biblioteca dello pseudoApollodoro così riassume in estrema ma efficace sintesi le notizie principali e la versione più comune sulla ‘storia’ del personaggio: con Creusa, Laodice e Polissena, Cassandra è una delle figlie di Priamo ed Ecuba; «a Cassandra Apollo, che desiderava possederla, promise di insegnare la mantica; lei imparò l'arte ma non voleva unirsi a lui; allora Apollo privò di credibilità i suoi vaticinii»iv; quando gli Achei lasciarono il famoso cavallo di legno i Troiani, «certi che i nemici fossero fuggiti, trascinarono il cavallo in città, lo collocarono nei pressi del palazzo di Priamo e si consigliavano sul da farsi. Cassandra, e con lei anche l'indovino Laocoonte, sosteneva che il cavallo era pieno di guerrieri armati e allora alcuni volevano bruciarlo, altri gettarlo in un burrone, ma i più ritennero di doverlo risparmiare come offerta votiva»v; durante il saccheggio della città da parte degli Achei, «Aiace il Locrese vede Cassandra abbracciata alla statua di Atena e la violenta; per questo l'immagine della dea volge gli occhi verso il cielo»vi; quando poi i Greci si spartiscono il bottino, «come premio d'onore, Agamennone ricevette Cassandra»vii; infine Cassandra muore a Micene, perché «Agamennone, tornato a Micene con Cassandra, viene ucciso da Egisto e Clitemnestra insieme alla stessa Cassandra»viii.

Tuttavia la figura di Cassandra fa in realtà il suo ingresso nella letteratura greca senza alcun riferimento ad eventuali doti profetiche: omissione che non è mero accidente, ma che deriva proprio dal fatto che Cassandra non nasce nella tradizione greca affatto come profetessa, bensì solo come giovane fanciulla, oggetto d’amore e non autrice di allucinate profezie. Come avviene dunque la nascita di Cassandra profetessa inascoltata? Piuttosto che passare in rassegna i molti luoghi della tradizione antica sul personaggio (su cui esistono numerose dissertazioni e monografie)ix, vogliamo qui piuttosto cercare di lanciare una ipotesi su tale questione.

La prima menzione del personaggio mitico la si trova già in Omero, precisamente nell’Iliade, ma qui in realtà Cassandra è citata esclusivamente in quanto una fra le molte figlie di Priamo, prima nel XIII libro del poema (vv. 362-384), poi nel XXIV (vv. 697-709), senza che le siano attribuite in alcun modo doti profetiche.

Vediamo però i due passi da vicino: perché in essi, come cercheremo di mostrare in questa breve nota, c’erano già quegli spunti che la tradizione posteriore poi avrebbe potuto sfruttare per dar forma alla figura di Cassandra come profetessa, e in particolare come profetessa inascoltata, che diviene poi la tradizione vulgata relativa al personaggio.

Iliade, XIII, 362-384

Nel XIII libro dell’Iliade Cassandra è ricordata in quanto Priamo l’aveva promessa in matrimonio al guerriero Otrioneo, alleato dei Troiani, guerriero di cui viene appunto ricordata la morte nel corso di una mischia per mano dell’eroe greco Idomeneo:

«balzando sui Teucri, Idomeneo fece nascer la fuga,

perché uccise Otrioneo, che da Cabeso era giunto;

era venuto da poco al rumore di guerra,

e tra le figlie di Priamo la più bella chiedeva,

Cassandra, senza doni, ma prometteva gran cosa:

cacciare gli Achei loro malgrado da Troia.

E il vecchio Priamo promise e annuì

Che gliel’avrebbe data; e lui combatteva, credendo nella promessa.

Ma Idomeneo lo prese di mira con l’asta splendente,

lo colpì che superbo avanzava […]

[…]

Rimbombò stramazzando, si gloriò Idomeneo e gli gridò:

‘Otrioneo, io ti lodo sopra tutti i mortali,

se lo farai davvero tutto quel che hai promesso

al Dardanide Priamo: e lui t’ha promesso la figlia.

Oh, noi pure siam pronti a promettere e a mantenere

Di darti la più bella tra le figlie dell’Atride,

menandola d’Argo, perché tu la sposi, qualora con noi

tu venga a distruggere d’Ilio la città popolosa.

Ma vieni, che sopra le navi vogliamo trovarci

A parlar delle nozze: non siamo esigenti pei doni’

Dicendo così, per un piede lo trasse fra la mischia violenta

L’eroe Idomeneo; […]»x.

Come è evidente, la menzione di Cassandra è del tutto secondaria, ed è funzionale esclusivamente ad accrescere il patetismo della morte del giovane Otrioneo, che, nonostante le reciproche promesse scambiate con Priamo, non potrà godere della più bella delle sue figlie (v. 365: eidos aristen, ‘la migliore per aspetto’): il vero protagonista di questo breve excursus è non Cassandra, ma Otrioneo. Lo scarso rilievo di Cassandra – in questa fase della tradizione – è confermato peraltro dal fatto che anche la sua palma di ‘figlia più bella di Priamo’ non è indiscussa nella tradizione dell’epos omerico: nel VI libro dell’Iliade (v. 252) il titolo di eidos ariste, di «la più migliore per aspetto», cioè «la più bella», tocca ad un’altra delle figlie di Priamo, Laodice, personaggio di importanza del tutto secondaria nella tradizione mitografica; in Omero, insomma, sostanzialmente Cassandra ha solo la funzione di essere una delle figlie di Priamo.

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i Ma nella tradizione greca il mantis può profetizzare sia sul futuro, quanto sul presente e sul passato, cioè rivelare aspetti della realtà o eventi già svoltisi ma ignoti: vedi Sabina Mazzoldi, Chiaroveggenza e telepatia nelle fonti greche e latine, “Quaderni Urbinati di Cultura Classica”, n.s. 71 (2002), pp. 113-132 (con riferimenti alla Pizia e in particolare alla figura di Cassandra).

ii Ma l’oscurità è caratteristica propria del linguaggio oracolare e profetico, nella tradizione greca come poi in quella successiva: vedi al riguardo il poderoso volume miscellaneo Sibille e linguaggi oracolari : mito storia tradizione (Atti del convegno Macerata-Norcia, settembre 1994), a cura di Ileana Chirassi Colombo e di Tullio Seppilli, Pisa, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 1998.

iii La datazione di Licofrone o almento quella del testo a lui attribuito è assai incerta, in ragione delle contraddizioni fra i dati biografici sul poeta offerti dalla tradizione antica e certi riferimenti ad eventi a lui successivi presenti nell’Alessandra: per un punto sulla questione si rimanda all’introduzione in Licofrone, Alessandra. Introduzione, traduzione e note di Valeria Gigante Lanzara, Milano, Rizzoli, 2000, nonché a Domenico Musti, Punti fermi e prospettive di ricerca sulla cronologia della Alessandra di Licofrone, in “Hesperìa”, 14 (2001), pp. 201-226.

iv [Apollodoro], Biblioteca, III, 12, 5. Su quest’opera, si rimanda all’introduzione e al commento in Apollorodo, I miti greci, a cura di Paolo Scarpi (traduzione di Maria Grazia Ciani), Milano, Fondazione Lorenzo Valla, 20016: le citazioni seguono appunto la traduzione di M. G. Ciani.

v Epitome, V 16 (della Biblioteca dello pseudo-Apollodoro possediamo una duplice epitome, che conserva parti del testo principale perdute).

viEpitomeV 22.

viiEpitome, V 23.

viiiEpitomeV 23.

ix A. Willem, Cassandra, roman des temps héroïques, Bruxelles, 1934; J. Davreux, La légende de la prophetésse Cassandre, Liège, E. Droz, 1942; K. Ledergerber, Kassandra, Diss., Freiburg (Schw.), 1950;Pascale-Anne Brault, Prophetess doomed: Cassandra and the representation of truth, New York University, 1990; Sabina Mazzoldi, Cassandra, la vergine e l’indovina: identità di un personaggio da Omero all’ellenismo, Pisa, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2001. Per i lettori di “Leùssein”, si rimanda al rapido schizzo di storia della tradizione antica su Cassandra delineato nelle prime pagine dell’articolo di Cinzia Giorgio, Profetessa di sventure. Alcuni esempi di rielaborazione del mito di Cassandra nella letteratura occidentale, comparso in “Leússein”, 2 (2009), pp. 79-89 (sulla tradizione antica pp. 79-85).

x Iliade, xxiii, vv. 362-384; traduz. Rosa Calzecchi Onesti.