«La Gazza ladra»: la luce opaca delle cose

Relazioni: pericolose? Forme e luoghi della pluralità
Iovino

ABSTRACT

Lo scopo di questo studio è analizzare il valore degli abiti nella poesia di Alda Merini. Si parte dall’interpretazione degli oggetti come cose e cioè come rimando all’essenza più profonda di ciò che pensiamo e sentiamo per arrivare a definire la cosa non come oggetto fisico in quanto tale ma come custode dell’essenza del soggetto. Attraverso la cosa, potenziale universo da decifrare, porta che apre infinite possibilità, si può dunque indagare il soggetto nel suo lato più sconosciuto e nascosto. L’oggettualità si anima creando frammenti di immagini, associazioni mentali, flussi di ricordi ed emozioni; ogni oggetto non fa altro che attuare la ritualità di cui è investito. Viene così messa in luce una ritualità piuttosto personale e soggettiva che lega la cosa alla persona per ragioni spesso impenetrabili. Corrispondenze invisibili e sotterranee che ci lasciano entrare in una sacralità profana, a-religiosa capace di mettere in relazione con la parte più intima del nostro essere, con quel tempio segreto che custodisce e preserva il nostro dio delle piccole cose. Attraversando la poesia delle cose, quella che sostituisce ai nessi logici rapporti e associazioni segrete e che percorre tutto il Novecento si approda infine ad Alda Merini. Nelle liriche della poetessa milanese si analizza l’oggetto trasformatosi in cosa che rappresenta la proiezione di valori affettivi ed emozionali, l’investimento memoriale e la sostituzione simbolica. La cosa diventa un feticcio capace di istituire un tramite tra mondo degli oggetti e della coscienza, capace di recuperare e portare in salvo. Nel mondo poetico della Merini tra gli oggetti-feticcio spiccano gli abiti.

Gli abiti rappresentano la suprema essenza dell’unicità della persona, il luogo concreto dell’esistenza; in queste liriche meriniane l’abito smette di essere merce d’uso per assumere valore di espressione della personalità anzi, per diventare trasfigurazione della persona stessa. Il valore degli abiti nella poesia della Merini è intenso e profondo, sembra rivelare addirittura ciò che la poetessa non sa, predisponendola all’incontro stupefacente con se stessa. Attraverso un grembiule, un pastrano e una sottoveste la poetessa milanese rivive se stessa e i propri genitori riscoprendo un rifugio, un luogo nascosto di vita e di illusioni.

Questo studio riscopre dunque una poesia densa, fisica, una poesia del corpo e dell’anima, di un’anima credente e profana, cruda, vera. Una poesia delle cose.